VARESE – Il 100 per cento del campione di volontari Avis intervistato con un questionario anonimo intende ripetere l’esperienza della donazione e la consiglierebbe ad altri. Se questo accade è merito della fidelizzazione. Il tema è stato discusso nel convengo “Il donatore Avis, un patrimonio prezioso. La promozione, la convocazione, l’accoglienza: tappe fondamentali per la sua salvaguardia” organizzato ieri a Villa Recalcati. «Noi, i donatori li facciamo sentire importanti – spiega , presidente dell’Avis sovracomunale medio varesotto – Tutto deve partire da una buona convocazione, l’accoglienza deve essere la stessa che si riserva a un membro della famiglia. Tutto questo produce una fidelizzazione del donatore».
Ad occuparsi di gran parte di questo processo è proprio dell’Avis sovracomunale medio varesotto, un livello organizzativo raro che è stato adottato a Varese per accorciare la distanza tra Avis provinciale e Avis comunale. «Un modello da esportare» ha detto il presidente provinciale . Fondamentali sono i volontari, che con i loro sorrisi accolgono i donatori. «Quello che mi fa più felice è la gratificazione che ricevo dai giovani donatori, è bellissimo sentirsi dire “meno male che ci sei tu”» dice , che ha donato il sangue 75 volte e che dal 2003 è volontaria nel punto di accoglienza dell’ospedale del Circolo. «Ci sono certe situazioni che rimangono nel cuore – spiega , 60 donazioni, ex presidente di Avis Carnago – Per esempio, noi volontari supportiamo i donatori alla prima donazione facendo battute per stemperare la tensione. Tutte le volte che superano la prova, per noi è una gratificazione».
«Io cerco di dare più che posso – afferma , 29 anni – Lo scopo di Avis è così importante che serve la collaborazione di tutti. Io mi sono avvicinata all’associazione a 17 anni e adesso non potrei più lasciarla, perché per me è come una famiglia». «A volte mi succede di trovare persone che ti salutano anche fuori dal contesto. Essere volontario Avis è un boomerang di gratificazione, un modo per fare contenti se stessi e gli altri» racconta , la volontaria poetessa.
La fidelizzazione dei volontari Avis, in Italia, è pari all’84 per cento. Essere fedeli significa anche essere responsabili: a fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da Hiv, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C. «Le associazioni di volontariato del sangue – commenta , presidente nazionale dell’Avis – sono impegnate da anni a garantire la massima sicurezza e qualità per tutelare nel migliore dei modi il cittadino ricevente e il donatore stesso».













