VARESE È una donna piegata dal dolore quella che, sull’uscio della sua abitazione, implora i giornalisti di non riprendere la villetta. La signora Patrizia, madre di Jacopo Merani, chiede «che venga rispettato il diritto alla riservatezza dei suoi familiari», in particolare della famiglia della sorella, che in via Duno condivide con lei una porzione di casa nel cui giardino era stato seppellito il povero Dean Catic. Proprio il nome del diciannovenne massacrato da Jacopo Merani la sera del 20 aprile, è comparso, scritto su uno striscione issato
di fronte al civico 24, ieri all’alba quando ignoti hanno appiccato il fuoco al muro di cinta, in prossimità dei contatori del gas, e gettato qualcosa di molto simile a un ordigno molotov all’interno del giardino, a una decina di metri dal cancello, sul vialetto che conduce all’ingresso della casa di Merani, il principale accusato dell’omicidio, in carcere dal 24 aprile insieme con Andrea Bacchetta. Un attentato in piena regola che è avvenuto a trecento metri in linea d’aria dalla sorvegliatissima residenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Quello striscione costituisce una firma inequivocabile, che collega il fatto di cronaca dello scorso aprile con questo pesante gesto intimidatorio, indirizzato però a persone – la madre, gli zii e i cugini di Jacopo Merani – che nulla hanno a che fare con il supplizio inflitto al povero Dean. Sul fatto indagano ora i carabinieri e gli agenti della Digos. L’evidente nesso ha fatto sì che ad occuparsene sia lo stesso magistrato titolare dell’inchiesta sull’omicidio, il pm Agostino Abate. «Non ho paura» dice la mamma di Jacopo, «non ho mai ricevuto minacce. Una volta, una sera, qui fuori dei giovani si sono messi a urlare qualcosa di incomprensibile, ma per il resto nulla. Ma mi chiedo perché prendere di mira me. Questa storia poi, e il clamore mediatico che ne è seguito, ha finito per danneggiare i parenti che vivono nell’appartamento di sopra, e che nulla hanno a che fare con quanto successo, per questo vorrei che se ne parlasse in meno possibile. Sono state scritte tante inesattezze, addirittura che questo omicidio è colpa delle famiglie che non hanno seguito i loro figli. Ma Dio solo sa quanto io sono stata accanto a Jacopo».
s.bartolini
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