– Un nuovo possibile colpo di scena sulla vicenda del parcheggio alla Prima Cappella: il fondatore della Finteco è stato condannato in Appello con l’aggravante mafiosa dello scambio di voto. Una notizia che forse potrebbe cambiare ulteriormente la situazione del progetto, ad oggi fermo, del multipiano. A segnalarla è stato il vicepresidente nazionale e presidente lombardo dell’associazione antiracket e antiusura “Sos Italia Libera” , già autore dell’esposto alla Digos (e da quest’ultima inviato alla Procura), che aveva fermato i lavori alla Prima Cappella.
La notizia, «che in questi giorni sto approfondendo insieme al presidente dell’associazione », sottolinea Badoglio, riguarda la condanna in Appello di . Al quale, secondo quanto riportato nell’esposto di Badoglio e rilevato dal comando dei carabinieri di Torino, sarebbe riconducibile l’azienda risultata vincitrice dell’appalto per i lavori del parcheggio, la Finteco Srl, anche, se, è bene precisarlo, l’azienda ha subìto oggi un passaggio di mano e risulta intestata alla moglie di Macrì. «Come è noto il comando provinciale di Torino dei carabinieri ha evidenziato che l’impresa Finteco Lavori Srl, riconducibile unitamente ad altre società e persone ai componenti della famiglia Macrì, è stata oggetto di indagini (cosiddetta Operazione Minotauro) che hanno portato alla condanna (tra gli altri) dello stesso Giovanni Macrì a due anni di reclusione ed allo scioglimento del Comune di Leini nel marzo 2012 e Rivarolo Canavese nel maggio 2012» si legge nell’esposto.In più «Macrì fino alla data del suo arresto ha ricoperto la carica di legale rappresentante della società Venere Immobiliare società semplice, e la signora , moglie di Macrì, è subentrata al marito arrestato l’11 giugno 2011 nel ruolo di comproprietaria e legale rappresentante di varie società riconducibili alla rete familiare Macrì». Tra cui «la Fratelli Macrì Srl, che detiene la quota di controllo della Finteco».L’esposto era stato presentato ad agosto 2014, quando la sentenza era ancora di primo grado e non c’era l’aggravante mafiosa. Che invece è stata data nella sentenza di secondo grado.
La Corte d’Appello di Torino ha infatti riconosciuto l’aggravante mafiosa dello scambio di voto definita nel 416 ter. Con l’aumento di pena da 2 a 3 anni. Con lui ha subìto la stessa condanna , ex segretario comunale di Rivarolo. Secondo la ricostruzione della Procura di Torino, Macrì, insieme a Battaglia, avrebbe cercato di favorire l’elezione dell’allora sindaco di Rivarolo (mai risultato indagato), candidato alle elezioni europee nel 2009, attraverso i voti dei calabresi.In sostanza, spiega Badoglio, «rispetto alla sentenza di primo grado, è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa. Cosa che potrebbe cambiare la situazione relativa al parcheggio. Ho contattato l’avvocato dell’associazione Libera, parte civile al processo Minotauro, e ho chiesto approfondimenti. Nel frattempo continuerò a collaborare con pubblica amministrazione e Digos». La vicenda, è bene precisarlo, resta aperta: la Cassazione potrebbe di nuovo ribaltare le sorti della situazione.













