Quando un anno fa, Giovanni Boschini aveva lanciato per la prima volta in assoluto l’idea di organizzare un Pride a Varese, qualcuno aveva sorriso, qualcuno forse l’aveva anche preso (in senso buono) per “pazzo”. A Milano, mi ha raccontato, una persona gli aveva anche detto: «Ma volete fare un Pride a Varese? Perché volete farvi del male?». Della serie: andrete incontro solo ad ostacoli e non ce la farete. Oggi, ad oltre due settimane dal grandissimo successo del primo Varese Pride della storia, abbiamo visto chi aveva ragione. Ha avuto ragione chi ha osato ed ha avuto il coraggio di credere e tradurre in azione i propri ideali.
Noi de La Provincia di Varese, forse, abbiamo fatto la nostra parte. Siamo stati i primi a credere che Giovanni Boschini e Gianluca D’Ascenzo, insieme a tutti coloro che li hanno aiutati, in primis Vito Lionetti, avessero le carte in regola per fare quella che possiamo definire una “rivoluzione”. Il primo articolo che parlava del Pride è uscito sul nostro giornale martedì 7 luglio 2015. Dove riportavamo la proposta lanciata da Boschini. E quindi intervistavamo Vito Lionetti, che si diceva disponibile ad aiutare gli ideatori dell’iniziativa, esprimendo forte stima nei loro confronti. Ne avevamo parlato noi, quando ancora altri giornali si disinteressavano completamente della vicenda, perndendo di vista che anche a Varese la società stava cambiando, la rivendicazione dei diritti civili stava per diventare una priorità anche nella Città Giardino. La partecipazione straordinaria di sabato 18 giugno ci ha confermato che avevamo visto lungo. Il giornalismo è riportare i fatti e la realtà, ma il vero giornalismo è anche sapersi schierare e prendere posizione, quando si ritiene che una battaglia sia giusta. Il punto fondamentale della nostra posizione è stato capire che ci sono persone come noi, perché siamo tutti uguali nelle nostre differenze, che vivevano, e purtroppo vivono ancora, discriminazioni legati al proprio orientamento sessuale. Quindi scegliere da che parte stare: da quella della sempiterna maggioranza silenziosa, che non si scuote, non si esprime e vive passivamente il mondo, che tanto va avanti lo stesso. Da quella di chi discrimina nel nome di un presunto ordine naturale delle cose che, se volessimo seguirlo alla lettera, non saremmo ancora usciti dalle caverne. O da quello di chi vuole costruire una società migliore, dove ogni cittadino sia a casa. La risposta ci sembra scontata.













