Quando Luca Conte, capogruppo del Pd, ha annunciato la decisione della maggioranza di votare per la presidenza del consiglio comunale un membro dell’opposizione, ovvero Stefano Malerba, dai banchi del centrodestra si sono levati fischi e urla di disapprovazione. Questo non ha scosso minimamente Conte, il quale ha aggiunto «si tratta solo del primo passo, perché coinvolgeremo anche chi oggi sta fischiando». Del resto, il capogruppo del Pd, nei cinque anni appena trascorsi all’opposizione, si è abituato a fare discorsi seri, ricevendo quasi sempre dai banchi del centrodestra tutt’altro che volontà al dialogo. Contestare è sempre lecito. Anzi, è un diritto fondamentale di tutti. Quello che spiace è che chi oggi protesta non abbia i requisiti per poterlo fare. Requisito fondamentale sarebbe la coerenza, che manca in chi per vent’anni è andato avanti a occupare i posti di potere in maniera “militare” e facendo ogni tipo di accordo possibile, continui rimpasti di giunta. La “verginità ritrovata” dal centrodestra, nell’arco di pochissime settimane, dopo aver perso le elezioni, è quasi commovente. Se il centrodestra continua ad attaccare il sindaco Davide Galimberti e la sua maggioranza per la decisione di dare a Malerba la carica di presiedere l’assemblea degli eletti,
significa una cosa sola: che non ha altri modi per attaccarlo, perché Galimberti, già nei primi giorni dall’insediamento, sta dimostrando di saper lavorare bene. Ieri si è svolto il primo consiglio comunale del nuovo mandato. Se avesse vinto il centrodestra, non avremmo scritto per giorni del lavoro svolto da Galimberti per efficientare ed accorpare i settori, ma di come i diversi partiti si sarebbero “scannati” per dividersi le poltrone. Non è un romanzo di fantascienza, è cronaca. Storia. È il riassunto della formazione delle due precedenti giunte, che ho seguito da vicino, 10 e 5 anni fa, raccontando la cronaca su questo giornale. C’è chi ha detto che Galimberti non avrebbe saputo valorizzare il ruolo delle donne in giunta. Per non far arrossire il gruppo consiliare dove ieri sedeva il governatore Roberto Maroni, più attento al suo cellulare che a seguire i lavori del consiglio, non racconterò le modalità con cui la precedente amministrazione ha valorizzato il ruolo delle donne. Chi fosse curioso, può andare a leggere gli articoli di cinque anni fa. Il caso più interessante? Come venne scelta la quota rosa nella riunione della Lega passata sotto il nome di “notte dei lunghi coltelli”.













