Il “modello Varese” è nato con la società civile

Il commento di Marco Tavazzi

La domanda che maggiormente si sente ripetere, in questi giorni, al sindaco Davide Galimberti dagli “addetti ai lavori” nel settore dell’informazione, ma non solo, è la seguente: «Come pensi realmente di poter cambiare le cose?». Una dose di cinismo è ovviamente necessaria per affrontare la politica e ancora di più per raccontare la politica, farne cronaca. Il cinismo tuttavia deve fare i conti con il voto popolare: volenti o nolenti, i varesini hanno votato contro una coalizione che esprimeva un sistema di potere ingessato da oltre 20 anni. Che poi non fossero 20 anni di centrodestra, perché fino al 2002 la Lega governava in solitaria o con piccoli apporti esterni, poco importa. Il centrosinistra è rimasto escluso dalla stanze del potere per oltre due decenni. E sarebbe ancora rimasto escluso, se non si fosse aperto alla società civile, non ricorrendo in maniera superficiale a creare liste “su misura” per le necessità elettorali, ma dialogando con un mondo civico che già esisteva. E che aveva deciso di uscire dalla “maggioranza silenziosa” per dare il via ad una cittadinanza attiva che ha cambiato la vita politica varesina. L’esempio più chiaro di questo è Varese2.0. Sono stati loro i primi a lanciare il civismo a Varese, poi imitato da molti. Varese2.0,

come i suoi esponenti avevano annunciato in campagna elettorale, è entrato in giunta di fatto con un ruolo di garante della buona amministrazione. La delega all’Attuazione del programma, che è in mano a Daniele Zanzi, ne è la prova. Il dialogo con il comitato e la prima alleanza tra Pd e movimento civico ha quindi dato il via all’operazione risultata vincente per Galimberti: quella di una coalizione con un solo partito politico e quattro liste civiche. Questa la grande novità a livello nazionale, il “modello Varese”, come l’ha definito il comunicatore politico Marco Marturano, che insieme a Mario Petitto ha seguito la campagna elettorale di Galimberti. Quindi, tornando al quesito dell’inizio, le cose possono cambiare, perché sono già cambiate. Nel momento in cui Galimberti ha vinto, rompendo uno schema che sembrava essere infallibile, quello del centrodestra al potere, e lo ha fatto con un metodo innovativo, non valgono più le vecchie logiche della politica cui siamo abituati. Anche perché c’è una grande novità. Galimberti ha dimostrato di non essere “ostaggio” delle forze politiche che lo hanno sostenuto. Lo si vede da determinate scelte. Prima tra tutte una giunta con un’alta presenza di tecnici esterni. Con il centrodestra non sarebbe stato possibile. Con il centrosinistra di una volta, neanche.