Il commercio varesino non si svende

Flop saldi - Paolo Ambrosetti: «Nessun compromesso, pronti agli Stati Generali»

La discussione sui saldi diventa social e il dibattito tra i delegati delle associazioni di categoria di tutta la provincia finisce con l’organizzazione degli stati generali del commercio varesino a cui potrebbe partecipare anche Massimo Torti, segretario generale di Federmoda, la federazione dell’abbigliamento di Confcommercio Nazionale. Dall’inizio dei saldi, lo scorso 2 luglio, i commercianti cittadini sono entrati in fibrillazione davanti all’ennesimo fallimento di svendite che non possono più essere considerate di fine stagione. Progressivamente anticipate fino quasi ad inizio della stagione estiva, non hanno più senso di esistere. Tante aspettative dei negozianti erano riposte nella Conferenza delle Regioni che avrebbe dovuto accogliere le istanze del 78% dei titolari di multimarca italiani che si erano espressi al riguardo. In realtà ha confermato i giorni di inizio dei ribassi ufficiali, e ha anche deciso di non liberalizzare promozioni e saldi come aveva richiesto la grande distribuzione. Un compromesso che non a tutti è piaciuto e che ha scatenato il dibattito online, sul profilo Facebook di , titolare della Valigeria Ambrosetti di Varese e consigliere del Gruppo Giovani di Confcommercio. «Non capisco – ha esordito Ambrosetti – All’unisono sono stati chiesti cambiamenti forti sull’argomento saldi ma se le risposte sono sempre celate dietro alla parola “compromesso” fra piccola e grande distribuzione, allora il commercio – quello vero fatto di passione e correttezza – a breve sparirà». Un timore condiviso anche, tra gli altri, dal referente Confesercenti Varese Alessio Sperati, Laura Mainini del comitato dei commercianti del Centro di Busto Arsizio, dal vicepresidente Ascom Gallarate Fabio Lunghi e da Delio Riganti presidente Ascom Gallarate e componente giunta della Camera di Commercio. Rappresentanti delle associazioni di categoria ma prima di

tutto commercianti arrabbiati, che si sono visti rispondere direttamente da chi al tavolo nazionale della Conferenza delle Regioni ha partecipato. «Dopo aver letto un po’ di commenti, credo sia doveroso intervenire per fare chiarezza – ha scritto , segretario generale di Federmoda – Chi crede veramente che i saldi rappresentino il problema del commercio al dettaglio del settore moda è, a mio avviso, fuorviato da quanto hanno rappresentato fino ad ora». I saldi non devono essere considerati come strumento di guadagno, «ma solo quale opportunità di fare liquidità e smaltimento delle rimanenze». Il problema vero, secondo Torti, è che non si vende più a prezzo pieno durante tutto l’anno «perché molti operatori (in primis le catene) iniziano a far sconti a stagione appena iniziata e la stragrande offerta riguarda una produzione non più italiana con margini ben più alti rispetto al passato e canali di vendita (outlet, online, spacci, ecc…) che danno la possibilità di fare sconti su prodotti già scontati tutto l’anno». Su quanto deciso al tavolo nazionale dice che «la discussione delle regioni verteva sulla liberalizzazione delle promozioni richiesta dalla Grande Distribuzione per adeguarci alle normative di liberalizzazione UE. Il compromesso concordato sappiamo che non è la soluzione ideale per il piccolo commercio, ma siamo riusciti ad arginare la liberalizzazione degli sconti che sicuramente non gioverebbe al dettaglio tradizionale. Insomma, credo che la situazione debba essere letta a 360 gradi per la complessità che merita la materia». Per fare il punto sulla situazione, Ambrosetti si è fatto promotore di un incontro tra tutti i rappresentanti delle diverse associazione di categoria e l’amministrazione a cui lo stesso Torti si è detto disponibile a partecipare.