Oggi, in tutta Europa, è la giornata del dolore. Una giornata – promossa dalla Fondazione Isal – per promuovere il concetto di dolore cronico come malattia, quindi come patologia, su cui ci sono possibilità di prevenzione e intervento.
Ogni giorno più di 200 milioni di persone nel mondo occidentale soffrono a causa del dolore cronico. In Italia è colpito il 26 per cento della popolazione, circa 13 milioni di persone.
Cause di dolore quotidiano e persistente sono emicrania, endometriosi, vulvodinia, fibromialgia, esiti da trauma, herpes zoster, sono solo alcuni nomi delle malattie che causano un dolore quotidiano persistente.
Durante tutto il giorno, dalle 9 alle 18, all’Iper, i volontari dell’associazione Sulle Ali, con l’equipe di cure palliative e terapie del dolore, sensibilizzeranno e informeranno la popolazione sulla prevenzione e sulla cura del dolore cronico. Saranno fatte dimostrazioni di aromaterapia. Verranno vendute noci, con lo slogan «schiacciamo il dolore»: i contributi saranno destinati alla fondazione Isal.
L’obiettivo dell’evento è anche quello di mettere in collegamento i medici che si occupano di terapia del dolore cronico e i cittadini che ne soffrono, sostenendo l’applicazione su scala nazionale della legge 38/10, che garantisce il diritto di accesso ai centri specializzati per la cura del dolore.
Anche se il dolore cronico interessa un gran numero di persone, la patologia pare invisibile. Pochi sanno dove si trovano gli ambulatori che se ne occupano (a Varese, uno è al Circolo, di fronte alla ex urologia).
Per dare visibilità al dolore, è partita la campagna web #zeropain, che unisce persone che da tutto il mondo scelgono di metterci la faccia per dire “No” al dolore cronico. Partecipare è semplice: basta farsi un selfie tenendo in mano un foglio di carta con scritto «io sono contro il dolore». La foto poi va postata su Facebook taggando la pagina di Fondazione Isal, o su Twitter e Instagram aggiungendo l’hashtag #zeropain16.
Oggi, al banchetto organizzato all’Iper, ci sarà Giovanni Verga, presidente dell’associazione Sulle Ali, che commenta: «La campagna dei selfie ci sta dando una grossa mano per far capire che il dolore cronico non è solo di quello di tipo oncologico. Purtroppo sul tema c’è tanta disinformazione, ma sono sicuro che, in una giornata come questa, si riusciranno a rompere un po’ di tabù sul dolore, sulle cause e sui modi in cui è possibile prevenirlo. Speriamo di riuscire a contattare un grande numero di persone, anche se di solito, quando si parla di dolore, la prima reazione della gente è quella di allontanarsi».













