Preso il pusher che “parla” con Dio

Il ragazzo, originario delle Mauritius, si denuderebbe spesso in pubblico e soffrirebbe di forti disagi

A processo il pusher che parla con Dio e nei momenti di crisi si denuda in pubblico.
È un giovane mauriziano di 25 anni, arrestato in piazza Repubblica mentre cedeva una dose di marijuana a un ragazzino. Il ragazzo è stato giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto dal perito nominato dalla procura ma capace di stare in giudizio.
Attualmente vive nel centro di viale Borri dedicato a persone disagiate e con problemi comportamentali.
Il giovane, che ha interi passi della Bibbia tatuati sul corpo, asserisce senza alcuna veemenza di essere in comunicazione diretta con l’Altissimo.

Ha evidentemente dei problemi e quando perde il controllo non diventa violento: «Ma si denuda. È accaduto sempre in piazza Repubblica», spiega l’avvocato Gianluca Franchi difensore del giovane. Il ragazzo non ha precedenti per spaccio ne per reati contro il patrimonio o la persona.

Il punto è che per il perito potrebbe essere manipolabile. «La dose ceduta al momento dell’arresto non era sua – spiega Franchi – è un ragazzo con molte fragilità che purtroppo nell’occasione fu utilizzato da un vero spacciatore. Che per evitare rischi gli ha chiesto di consegnare una dose ad un cliente. È stato arrestato in quel frangente».

Il ragazzo, tra l’altro, vive una situazione di particolare disagio. Il padre vive a Londra: è stato quest’ultimo a metterlo su un aereo e a mandarlo dalla madre. Nessuno dei due genitori a quanto pare vorrebbe prenderselo in carico quel figlio strano con i suoi dialoghi mistici sempre in corso. Ieri in aula ha testimoniato il perito psichiatra della procura. Ha riasserito che il ragazzo non era capace di intendere e di volere al momento del fatto ma che è da considerarsi socialmente pericoloso. «Perché?», ha chiesto Franchi. «Perché delinque», ha risposto il perito. «E quali reati ha commesso?», ha incalzato il difensore. «Si è denudato in pubblico in pieno centro cittadino». E in pieno giorno sbigottendo non poche persone tra le carni al vento e il suo parlare con Dio. Ma senza fare del male a nessuno.

«Certo capisco che sia un fatto spiacevole – spiega Franchi – può offendere il pubblico pudore ne sono consapevole. Ma definirlo socialmente pericoloso per questo a mio parere è errato». C’è però un fatto che lo stesso consulente ha sottolineato. Se il giovane si è lasciato manipolare da uno spacciatore tanto da consegnare una dose al suo posto. Come si comporterebbe se qualcuno gli chiedesse di commettere altri reati, magari più gravi? Certo il giovane non è mai stato violento. E resta il problema di trovare una soluzione. Non potrà stare in viale Borri per sempre.

I genitori non lo vorrebbero in carica e nel Paese d’origine non ha alcun familiare al quale possa essere affidato. Intanto si trova a processo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. «Ma non è un soggetto che il carcere possa recuperare», dice ancora Franchi. Il ragazzo ieri era molto tranquillo. È arrivato in tribunale silenzioso. Non ha fatto scenate, era quasi trasecolato.

C’è nella sua mente questo senso di appartenenza a Dio e questo grande punto di riferimento religioso che è la Bibbia. Il giudice, a questo punto, ha accolto la richiesta della difesa di un supplemento di perizia nominando un nuovo consulente psichiatrico per valutare la reale situazione in cui il giovane versa e soprattutto per valutare se esiste il reale rischio che il venticinquenne possa essere socialmente pericoloso. Si torna in aula il 4 aprile.