Il rock n’roll patrimonio dell’umanità mette d’accordo tutti. «Chiederò al ministro dei beni culturali Dario Franceschini di avanzare la candidatura all’Unesco» la promessa del governatore di Regione Lombardia Roberto Maroni, che si è presentato allo Zamberletti con la felpa con la scritta “rock n’roll”, ricordando la prima volta che il suo Distretto 51 suonò un pezzo del “Boss” Bruce Springsteen, «quando ancora era sconosciuto».
L’iniziativa “made in Varese”, lanciata dai “tre matti da slegare” Pino Tuscano, Fiorenzo Croci e Luca Guenna, ha suscitato consensi bipartisan ieri mattina nell’affollata sala del bar Zamberletti di corso Matteotti, dove è stata presentata la petizione sul sito Firmiamo.it per il riconoscimento del rock n’roll come patrimonio Unesco. Oltre al governatore Maroni, al tavolo c’erano anche gli assessori delle amministrazioni delle due città più grandi della nostra provincia, la delegata alle politiche giovanili di Varese Francesca Strazzi e la delegata alla cultura di Busto Arsizio Paola Magugliani. Insomma, una battaglia che va oltre i colori politici, proprio come voleva il vulcanico Pino Tuscano, presentando «il movimento dal basso, partito da Varese» per il riconoscimento Unesco del rock n’roll come in grado di «ribaltare il concetto degli Stati e delle multinazionali che governano anche la musica». Anche perché, ammette Tuscano citando Mao, «non mi interessa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che prenda il topo». Del resto, come ricorda “Bobo” Maroni, «Varese è la provincia con il maggior numero di siti Unesco, quattro, nella regione, la Lombardia, con il maggior numero di siti Unesco d’Italia. Naturale che questa richiesta parta da Varese». Il governatore ci crede: «Il rock n’ roll è già un patrimonio dell’umanità, non bisogna far altro che riconoscerlo, come accaduto per il tango. C’è chi ironizza, lasciamolo fare: io sono orgoglioso che questa richiesta parta da Varese». Maroni è pronto ad impegnarsi concretamente: «Io oggi vedrò il ministro Franceschini e gli chiederò di avanzare all’Unesco la candidatura come Italia. Perché è giusto che la proposta parta dal basso, ma in attesa di cambiare le procedure dell’Unesco, non vedo perché non si possano seguire le procedure ufficiali». Anche il sindaco di Varese Davide Galimberti garantisce il suo appoggio: «Sosteniamo questa follia, come la chiama il buon Pino Tuscano. Da parte dell’amministrazione c’è totale sintonia con questa proposta, che può rappresentare un’occasione di aggregazione per consentire a giovani e meno giovani di sentirsi comunità». C’è anche l’impresario emiliano Roberto Meglioli, colui che portò gli U2 per la prima volta al Campovolo di Reggio Emilia per un concerto da 150mila spettatori, che ricorda: «Il rock è ribellione, senso di appartenenza, capacità di vivere nella verità della musica». E omaggia il cuore rock di Pino Tuscano: «Quando organizzava i pullman per il concerto di Springsteen all’Hallenstadion di Zurigo, io non sapevo nemmeno chi fosse Springsteen». Così, tra una canzone di Elvis e l’altra della straordinaria voce rock di Luca Guenna, in una mattina di novembre a Varese «sembra che l’incredibile possa davvero diventare realtà», fa notare Fiorenzo Croci.
A tirare le fila è Pino Tuscano: «Qui abbiamo trovato tanto affetto, ma adesso bisogna passare all’azione. Questo movimento deve essere riconosciuto».













