VARESE Si chiama «Rimbalza il clandestino», ed è un gioco inventato più o meno alla fine del maggio scorso da Fabio Betti, 23enne di Leggiuno, coordinatore dei Giovani Padani del Medio Verbano, amico di Renzo Bossi (il figlio del Senatur) ed esperto delle dinamiche di comunicazione sociale di Facebook. Ed è proprio qui, sulla pagina ufficiale della Lega Nord (all’indirizzo http://apps.facebook.com/rimbalzaclandestino/), che molti giovani lumbard si sono cimentati in questi mesi a respingere barconi virtuali dalle coste del Bel Paese. Da alcune ore, però, questa applicazione messa a punto in occasione della campagna elettorale, è al centro di un dibattito nazionale scosso dalla morte di 73 immigrati eritrei nel canale di Sicilia. A far discutere è l’obiettivo del gioco che – come si legge nella schermata iniziale – è quello di «mantenere il controllo sui clandestini in Italia». Puntando il proprio mouse sulle navi, che di volta in volta si avvicinano alle coste italiane, si possono «rimandare indietro» gli immigrati e «ottenere punti in base alle imbarcazioni respinte», passando così al livello successivo. Se il tentativo di respingimento dei clandestini fallisce, appare la classica scritta game over con l’invito a riprovare «per dimostrare di essere un vero leghista». Il primo ad andare all’attacco del giochino (e
della pagina Facebook, sulla quale, in quanto coordinatore della campagna elettorale online, c’è stata la supervisione del figlio del ministro delle Riforme) è stato il responsabile educazione del Pd Giuseppe Fioroni che ha chiesto a tutte le forze politiche di «non sottostare al ricatto della Lega che trasforma, come fa il figlio di Bossi su Facebook, le sofferenze umane in un gioco». Durissimo anche il segretario del Pd, Dario Franceschini – «non si può perdere la capacità di indignarsi di fronte all’orrore» – mentre il capogruppo dell’Udc al Senato Giampiero D’Alia ha parlato di «inequivocabile e grave forma di istigazione all’odio razziale» per la quale ha chiesto «l’intervento dell’autorità giudiziaria e del ministro dell’Interno». Ma l’autore respinge tutte le accuse, parlando senza mezzi termini di strumentalizzazione politica a orologeria: «Questo gioco è stato pubblicato prima delle Europee con l’idea di coinvolgere, in modo semplice e simpatico, i giovani. E di sensibilizzarli su quello che, in reatà, è un fenomeno reale che affligge le nostre coste», spiega Betti. Nulla a che vedere con presagi di tragedia: «Ci rivolgiamo ad un target giovane, ed è quindi inevitabile dover utilizzare un linguaggio semplificato e uno strumento, il gioco, in grado di attirare l’attenzione». Toglierlo? «Si vedrà».
s.bartolini
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