"In Ticino pedinati dai finanzieri"Insorge la Lega di Bignasca

"In Ticino pedinati dai finanzieri"Insorge la Lega di Bignasca

Secondo la Lega dei ticinesi, la guardia di finanza italiana si spingerebbe regolarmente oltre il confine di Stato per pedinare, in abiti borghesi, i cittadini italiani che visitano il cantone, un modo – denunciano in un comunicato diffuso ieri – per stanare gli evasori o, addirittura, per intimidire chi entra in Svizzera per ragioni bancarie, a Chiasso e a Lugano in particolare.«È un agire chiaramente contrario alla sovranità territoriale – si legge nel comunicato leghista firmato dal presidente del movimento Giuliano Bignasca – in quanto questo tipo di azioni "extraterritoriali" è contrario alle leggi internazionali, soprattutto se, come in questo caso, il Paese vittima di tale agire non ne è informato e non ha permesso tale raccolta di informazioni». Nel comunicato si fa cenno a episodi di controlli effettuati a bordo di treni che già si trovavano in territorio elvetico, si fa cenno, addirittura, a «intercettazioni telefoniche, la cui legalità – scrive sempre Bignasca – andrebbe verificata con urgenza. Si muovono come ombre, fingono di essere turisti o persone indaffarate per motivi di lavoro. Ed origliano, e seguono Tizio sino all’ingresso di una banca, e prendono nota degli spostamenti di Caio che esce dall’ufficio di una società di revisione. Spioni, insomma; ma spioni che lavorano per la Guardia di finanza italiana, o per qualche altra agenzia legata all’Erario italiano. Ci viene riferita da più

fonti la presenza in Ticino di agenti della Guardia di finanza italiana che, sotto copertura e vestiti con abiti civili, pedinano e controllano i cittadini italiani in visita al nostro Cantone».E ancora:l’agire dei finanzieri è considerato dalla Lega «intollerabile, illegale e pericoloso in uno stato di diritto come quello svizzero in cui la sfera privata e il segreto bancario sono preservati. Chi di dovere, nel Cantone e nella Confederazione, inoltri formale protesta alle autorità italiane». La guardia di finanza ha smentito che in tempi recenti o passati qualcuno abbia mai svolto attività di questo genere: «In caso di necessità lavoriamo in perfetta sintonia con le autorità svizzere – ha detto ieri il comandante provinciale delle fiamme gialle di Como, il colonnello Rodolfo Mecarelli – E lo facciamo nel pieno rispetto delle leggi e degli accordi che intercorrono tra i nostri due paesi». Il comunicato diffuso dai leghisti d’oltre confine tradisce comunque un certo clima di tensione tra Chiasso e Lugano, le due principali piazze finanziarie del Cantone. Tutti attendono gli effetti dell’entrata in vigore dello scudo fiscale voluto dal ministero delle Finanze (e dal ministro Tremonti in primis, che ne aveva già concesso un primo quattro anni fa)e quelli di una eventuale attenuazione del cosiddetto segreto bancario.Sono entrambi provvedimenti che potrebbero determinare pesanti ricadute sull’economia dell’intera confederazione svizzera, in gran parte legata al sistema bancario.

e.marletta

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