VARESE Sei attività diverse (dai negozi di abbigliamento all’orologeria fino al panettiere) con le saracinesche abbassate tra corso Matteotti e le vie limitrofe. Ecco come si presenta il centro cittadino al rientro dalle ferie estive, tra alcune chiusure annunciate, un semplice rinnovo locali, qualche cessazione di attività per limiti di età. E i primi effetti drastici della crisi, che si possono notare in tutta la sua durezza nel triste spettacolo delle diverse serrande
che rimangono chiuse in tutta la città.C’è chi soffre di più e chi meno; e c’è anche chi – come i commercianti di via Morosini e viale Milano – lamentano, oltre al generale calo dei consumi, gli effetti nefasti del cantiere. Ma tutti riconoscono le difficoltà del momento. E tra chi lo sussurra piano, mostrando quasi paura nel parlarne, e chi lo dice apertamente, l’«ipotesi chiusura» è reale per molti piccoli negozianti.
«I negozi di vicinato stanno faticando e il saldo tra mortalità e natalità è già da tempo negativo – afferma Marco Parravicini, fiduciario di Ascom Varese – a fare bene i conti, oggi i margini sono talmente risicati che per moltissimi non ci sarebbe convenienza economica a tenere aperto: i costi fissi incidono per il 90%, i saldi e il ricorso continuo alle promozioni non bastano a liberare il magazzino. Ci sono aziende storiche che stanno in piedi solo perché guidate dalla passione e dal piacere di stare in negozio, ma stando a una semplice valutazione di redditività sarebbero da chiudere». Il calo netto dei fatturati è testimoniato anche dagli studi di settori (basati su una stima del potenziale guadagno), che mai come quest’anno hanno evidenziato aziende “non congrue” che non si sono adeguate: «In pratica, tanti commercianti dicono “i miei guadagni oggi sono inferiori, non ho niente da nascondere, controllatemi pure” – continua Parravicini – la redditività si riduce anche per le catene commerciali, che però possono sopperire grazie alle economie di scala. Per tanti piccoli negozianti, invece, oggi è quanto mai reale il rischio della chiusura».
Il pericolo, così, è quello della scomparsa di realtà commerciali che danno identità e vitalità a Varese, oltre a offrire servizi importanti: «Cioè vedere sorgere al loro posto solo grandi catene monomarca e franchising, senza un titolare varesino con sensibilità verso la sua città – ammonisce – Senza una specificità commerciale che caratterizzi Varese». Rischio chiusura obbligata, ma c’è anche «chi parla di cessare l’attività soprattutto perché stanco di portarla avanti da molti anni, mentre lo si spinge a tenere sempre più aperto 24 ore su 24 – spiega Graziella Pomi Roncati, delegata cittadina di Confesercenti – Effettivamente, con i chiari di luna attuali e pochi soldi da spendere, i negozianti soffrono, specie in periferia. Ma si nota anche qualche spiraglio di ripresa. Serve pazienza per combattere i tempi difficili: dobbiamo offrire al cliente qualcosa di diverso. La strada maestra per la difesa passa dal distretto del commercio, che entro la fine del prossimo anno permetterà di cambiare faccia alla città».
Il bando regionale, che ha assegna 1,75 milioni di euro a Varese per la riqualificazione del distretto del commercio (su cui ieri si è avuto il secondo incontro in Comune con tutti i soggetti interessati) secondo Pomi Roncati è «un bell’aiuto sia morale che materiale. Ora è solo questione di partire con le progettualità messe in cantiere». «Il distretto – osserva Parravicini – costituisce anche un’occasione importante per avere una strategia di difesa del commercio, a cui servono regole contro una dannosa liberalizzazione a tutti i costi».
Piero Orlando
s.bartolini
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