Un libro svela il misterodel linguaggio degli elfi

VARESE Si può imparare a parlare in Sindarin, una delle lingue usate degli Elfi? Con le mani si può comunicare? Due membri dell’equipe dei traduttori, Roberto Fontana e Alberto Ladavas, insieme alla giornalista Francesca Manfredi, collaboratrice del nostro quotidiano hanno presentato alla libreria Feltrinelli «La trasmissione del pensiero e la numerazione degli elfi» di J.R.R. Tolkien.Il libro raccoglie in un solo volume alcuni saggi tolkieniani apparsi su quattro differenti numeri della rivista americana Vinyar Tengwar. Obiettivo degli autori è approfondire la comunicazione utilizzata dagli elfi, un aspetto importantissimo della creazione letteraria di Tolkien. Tanto che lo scrittore, in più occasioni, ribadì che aveva ideato la saga soltanto per fornire un mondo ai suoi linguaggi (tra i quali il Quenya e il Sindarin, le lingue degli Elfi). Il libro fa riferimento al «Quendi and Eldar», un lungo testo linguistico di 12 volumi sull’origine e il significato dei vocaboli elfici e comprende l’Ósanwe-kenta. Ovvero un saggio “elfocentrico” sulla comunicazione del pensiero in cui vengono introdotti importanti concetti, come quello di anima (fëa) e corpo (hröa), volontà (níra), apertura (lata) e chiusura (patha) della mente (sama). Accanto a questo testo il libro include il “Note su Óre”, una pubblicazione che descrive il ruolo di corpo e cuore nella trasmissione dei messaggi. E “MDN”, un “manualetto” che approfondisce l’alfabeto veicolato dalle mani degli elfi, in cui si affronta anche la gestualità. «Questi saggi non sono

solo splendidi esempi della perfetta padronanza di Tolkien della filologia e delle scienze linguistiche, materiale perciò di estremo interesse per quanti studiano le lingue elfiche, ma entrano a far parte a pieno titolo del bagaglio informativo e di racconti lasciatoci dal Professore di Oxford sulla Terra-di-mezzo» spiega Roberto Fontana, ingegnere nucleare e professore di matematica e fisica a Gavirate. Uno degli spunti più significativi offerti da questo libro è la scoperta che gli uomini sono accomunati a queste creature fantastiche proprio per alcune caratteristiche comunicative, come l’apertura e la volontà attiva di ascoltare. Sorprendente notare come nel linguaggio degli elfi, che si basa sulla trasmissione del pensiero, non esistano alcuni paradossi logici tipici della comunicazione verbale, come il “paradosso del mentitore”. Interessante anche l’escamotage utilizzato da Tolkien per introdurre il tema del linguaggio, ovvero il racconto di un marinaio a cui era stato affidato il compito di tradurre un manoscritto. La lettura, che potrebbe sembrare criptica, è invece fruibile da un pubblico anche digiuno di nozioni di filologia e di linguistica. Per illustrare l’origine dei nomi, infatti, Tolkien si serve di divertenti aneddoti sui giochi infantili utilizzati dagli stessi elfi. Immedesimarsi in tutto e per tutto nel mondo di questi esseri immortali, nostalgici del passato non è forse così semplice per noi umani. Tanto che gli autori, per calarsi nel ruolo, si sono rifugiati in castelli disabitati travestiti da elfi.

s.bartolini

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