Varese, festa del medico"Più posti nelle università"

Varese, festa del medico"Più posti nelle università"

VARESE (a.morl) Per trent’anni si è detto che i medici erano troppi, ma adesso una consultazione con le regioni ha mostrato che gli studenti sono pochi e che, tra sei anni, i medici potrebbero non essere abbastanza. Il Ministero chiede quindi di aumentare gli iscritti alla facoltà di medicina. Una richiesta che arriva in un momento difficile dal punto di vista occupazionale. «Oggi non è facile inserirsi nel mondo del lavoro, se per lavoro si intende qualcosa di stabile, fisso e definitivo» ha detto Francesco Pasquali, preside della facoltà di medicina e chirurgia, ieri mattina, nell’aula magna dell’università dell’Insubria, durante la festa del laureato in medicina. Davanti a lui, da una parte c’erano ottanta nuovi laureati, dall’altra 16 medici che si sono laureati 50 anni fa. Sarà la differenza di età e di prospettive, ma l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un impasse. Da una parte ci sono i medici che si sono inseriti nelle realtà ospedaliere e nella ricerca, dall’altra i giovani con la difficoltà di entrare in un sistema sempre più complesso, che chiede nuovi medici ma che non stanzia le adeguate risorse per la ricerca e la formazione. «Questi giovani medici hanno davanti a loro un

percorso piuttosto lungo» continua Pasquali. «Prima l’esame di stato e poi quello di specialità. Probabilmente dovranno lavorare per uno o due anni come guardie mediche».Il confronto tra i medici laureati 50 anni fa e i nuovi è un ideale passaggio di testimone tra le due generazioni. Particolare interesse ha destato la relazione del professor Aldo Bono, che ha fatto un excursus della disciplina urologica nei secoli. Passando per le mummie egizie a cui veniva praticata la circoncisione, da Napoleone III che dovette lasciare i campi di battaglia di Sedan per problemi urologici, al nuovo robot chirurgico e alle operazioni con il laser.«La grande sfida, per i nuovi medici di apprendere ad utilizzare mezzi sempre più sofisticati e tecnologici, ma anche potenziare  l’umanizzazione del rapporto medico-paziente» ha ribadito Roberto Stella, presidente dell’ordine dei medici: «non è richiesta solo scienza e coscienza, ma anche sapienza». Una bella sfida, di cui la laurea è solo il primo traguardo. Per qualcuno è stato un punto di arrivo facile. «Non ho avuto particolari problemi» racconta Silvia Mauri, laureata con 110 e lode. «Riguardo al lavoro sono fiduciosa, spero di fare ricerca nell’abito della ginecologia». «Ci vuole tanta forza di volontà» continua un altro neolaureato, Ilario Calenderolo.

e.marletta

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