“I want to believe”, “voglio crederci”: la frase simbolo di X-Files torna improvvisamente attuale dopo la pubblicazione di nuovi documenti desecretati dal governo americano su UFO e fenomeni aerei non identificati. A rilanciare il tema è stato Donald Trump, che ha annunciato la diffusione di una prima tranche di materiali provenienti dal Pentagono e dalla NASA, alimentando nuovamente il dibattito sull’esistenza di vita extraterrestre.
«Come avevo promesso, il Dipartimento della Guerra ha reso pubblica la prima tranche di documenti relativi a UFO e UAP», ha scritto Trump sui social, spiegando di aver chiesto alla propria amministrazione la massima trasparenza su tutti i dossier riguardanti fenomeni inspiegabili, oggetti volanti non identificati e possibili forme di vita aliena.
La decisione si inserisce in un percorso già avviato negli Stati Uniti negli ultimi anni. Nel 2022 il Congresso aveva infatti istituito l’AARO, l’All-domain Anomaly Resolution Office, un ufficio incaricato di raccogliere e analizzare i casi legati ai cosiddetti UAP, imponendo una progressiva declassificazione dei documenti governativi.
Trump ha però trasformato il tema in un caso politico e mediatico, accelerando la pubblicazione dei file e presentando l’operazione come una svolta verso la piena trasparenza. Per alcuni osservatori si tratta invece di una mossa comunicativa utile a spostare l’attenzione pubblica in un momento politicamente delicato.
Prima di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo, però, è necessario chiarire cosa significano davvero le sigle UFO e UAP. Il termine UFO, nato negli anni Cinquanta nell’ambito dell’aviazione militare americana, indica semplicemente un oggetto volante non identificato. UAP, invece, sta per “Unidentified Aerial Phenomena” e comprende fenomeni aerei o luminosi di cui non è stata ancora trovata una spiegazione certa. Nessuna delle due definizioni implica automaticamente l’esistenza di astronavi aliene.
Gran parte del materiale pubblicato contiene rapporti militari, testimonianze di piloti, immagini radar e fascicoli risalenti a decenni fa. Alcuni episodi restano ufficialmente classificati come “non identificati” anche dopo le analisi effettuate dagli esperti dell’AARO.
Tra i contenuti che hanno attirato maggiore attenzione ci sono alcune fotografie in bianco e nero scattate durante le missioni Apollo 11 e Apollo 17. In una delle immagini compaiono tre piccoli punti luminosi nel cielo lunare: il Pentagono ammette che non esiste ancora un consenso definitivo sulla natura dell’anomalia, pur ipotizzando che possa trattarsi di un oggetto.
Molto discussa anche la ricostruzione grafica di un presunto oggetto metallico ellissoidale apparso nel cielo. Si tratta però di un render realizzato sulla base delle testimonianze di alcuni osservatori e non di una fotografia reale, dettaglio che ridimensiona notevolmente il valore probatorio dell’immagine.
Nei documenti compaiono inoltre racconti di piloti militari e astronauti che descrivono luci anomale, bagliori improvvisi e oggetti dal comportamento insolito. Tra i passaggi più suggestivi figurano alcune testimonianze raccolte durante le missioni Apollo. L’astronauta Alan Bean, durante Apollo 12, raccontò di aver osservato lampi luminosi muoversi nello spazio, mentre durante Apollo 17 gli astronauti descrissero particelle di luce estremamente brillanti visibili fuori dal modulo.
Altri report riguardano presunti avvistamenti registrati in Iraq e Siria negli ultimi anni da personale militare americano impegnato nelle operazioni contro l’Isis. In diversi casi vengono citati “bagliori di origine sconosciuta” o piccoli oggetti aerei dal comportamento non spiegabile.
Nonostante il clamore mediatico, però, gli esperti invitano alla prudenza. Il primo rapporto ufficiale dell’AARO, pubblicato già due anni fa, aveva analizzato centinaia di episodi senza trovare prove concrete dell’esistenza di tecnologie extraterrestri o di contatti con civiltà non umane.
«Quello che è stato reso pubblico è un archivio di anomalie irrisolte, non un dossier sugli alieni», sottolineano diversi studiosi del settore. Il mistero, dunque, resta aperto. E mentre la fantasia collettiva continua a guardare il cielo, la scienza – almeno per ora – invita ancora a mantenere i piedi ben saldi a terra.













