Campione d’Italia contro la Lega “Che c’entra Varese con il Casinò?”

Campione d’Italia contro la Lega
“Che c’entra Varese con il Casinò?”

VARESE Al «Roma ladrona» diventato nel tempo un brand, rispondono pan per focaccia e, sfruttando la legge del contrappasso, si lanciano in un eloquente «Varese ladrona». L’anatema all’indirizzo della capitale del Carroccio non arriva da qualche erede borbonico bensì dalla nordica Campione d’Italia, enclave italiana della provincia di Como in Canton Ticino. È

una questione tra parenti, insomma, e per giunta molto stretti. A immortalare l’affondo è niente meno che la copertina del periodico «Il ghirlo» edito dall’omonima associazione culturale campionese e diretto dal giornalista Federico Zappa che al sottotitolo «scippato ai campionesi il posto nel Cda di Campione» affianca editoriale e articolo altrettanto pepati.

Bernascone e Camera di Commercio a far quadrato, scritta bianca su fondo verde padano, il «Varese ladrona» troneggia fra l’annuncio della nascita del circolo culturale «Pro Pdl» e una proposta per rilanciare l’economia campionese. All’interno il direttore Zappa prima inforca l’interpellanza del deputato varesino Marco Reguzzoni sugli alti stipendi dei dipendenti pubblici di Campione e sui privilegi dei residenti nell’enclave – «io non so a chi scrivere per lamentarmi degli stipendi riconosciuti ai nostri onorevoli che sono tra i più alti d’Europa» – poi punta dritto al nocciolo della faccenda: «Campione è da anni il bancomat di un sistema politico e qualcuno ogni tanto si arrabbia perché non gli hanno ancora dato il pin per prelevare». Il riferimento è all’ingresso della provincia di Varese nel cda del locale casinò: «Il senatore Bossi ha dichiarato che restaurerà l’albergo sopra il Campo dei Fiori con i soldi del casinò, noi campionesi continuiamo a non capire cosa c’entri la provincia di Varese con Campione».

Concetto rimarcato a pagina 12 con un titolo esplicito: «Alla roulette esce solo il rosso (inteso come incassi in discesa, con un meno 12 milioni di franchi rispetto allo scorso anno), ma Varese piglia tutto». Di nuovo, la questione di cui sopra: «Nel cda è entrato il rappresentante della provincia di Varese conquistando un posto nel board ai danni del comune di Campione che ha dovuto far dimettere un proprio rappresentante».

Ma il numero uno di Villa Recalcati, l’ex senatore e leghista Dario Galli, ribatte dati alla mano: «In primo luogo, del posto nel cda non si è ancora parlato, ma è arrivata solo la disponibilità delle camere di commercio di Como e Lecco a cedere il 2 per cento di quote che ci spettano in base a una legge di dieci anni fa». Sul consiglio d’amministrazione, invece, la faccenda non è chiusa perché «noi abbiamo fatto sapere che non entreremo in una società senza potere decisionale, perché il fatto di guadagnare di più o di meno dipende anche dalle scelte gestionali». E di guadagni, ultimamente, se ne sono visti pochi.

Sul «cosa c’entri Varese» con il Casinò, invece, Galli chiede uno sforzo di memoria: «Durante la 13esima legislatura ci fu una forte richiesta trasversale in parlamento per aumentare il numero di casinò, concedendone uno a ogni provincia – rammenta – Allora furono proprio la Lega, e Bossi in particolare, a mettersi di traverso per salvaguardare gli attuali quattro autorizzati». Con una postilla: «Dato che noi, zone limitrofe, ingrassiamo le casse del casinò e, al contempo, ci autolimitiamo per mantenerlo, dobbiamo essere ripagati con una piccola partecipazione alle quote». La legge passò. Poi s’allungarono, con il decreto attuativo varato da Padoa Schioppa un mese prima di far le valigie: «E oggi resta irrisolta la questione della divisione degli utili: quelli sui primi 39 milioni, infatti, vanno al Comune e solo l’eccedente viene diviso tra i soci». Come dire: dura lex, sed lex.

Sara Bartolini

f.tonghini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google