Biotestamento: Pd e Pdl bocciano idea bipartisan di moratoria

Biotestamento: Pd e Pdl bocciano idea bipartisan di moratoria


Roma, 26 feb. (Apcom)
– E’ durato lo spazio di mezza giornata
l’appello bipartisan per una moratoria sul testamento biologico.
L’idea, lanciata da otto senatori dei due schieramenti, solletica
l’impressione – serpeggiante nei due poli – che l’accelerazione
legislativa su un tema così delicato rischia di sfociare in un
pasticcio giuridico. Ma viene velocemente archiviata dai
maggiorenti di Pd e Pdl, impegnati, ormai, a chiudere una partita
già ricca di variabili e imprevisti. E gialli. Come quello dei
due ‘dissidenti’ del Popolo della libertà, Ferruccio Saro, amico
di famiglia di Beppino Englaro, e Lucio Malan, di confessione
valdese, da sempre perplessi sul testo di maggioranza.
Sostituiti, o forse no, dalla commissione Affari costituzionali.

Maggioranza e opposizione continuano a litigare, in commissione
Igiene e sanità, su alimentazione e idratazione, su ostruzionismo
e tempi di discussione. Ma i due poli si compattano di fronte ad
una proposta bipartisan promossa per il Pd da Bianco, Ceccanti,
Ichino e Bonino e per il Pdl da Dini, Paravia, Saia e, appunto,
Saro. Tutti convinti che sia opportuno lasciar passare un po’ di
tempo dalla vicenda di Eluana Englaro e dall’incandescenza del
dibattito che ne è seguito prima di approvare una legge. “Noi,
credenti e non credenti, considerato il clima attuale del
dibattito politico in corso sul trattamento dovuto nelle
situazioni particolari di confine tra la vita e la morte –
scrivono – rileviamo il rischio che un intervento legislativo non
sufficientemente meditato su questa materia, quale che ne sia il
segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre
parzialmente inappropriate rispetto all’infinita varietà dei casi
reali, come è inevitabile”. E quindi, spiegano alla ricerca di
firme tra i colleghi, serve una “moratoria legislativa” fino alle
europee.

C’è una mozione di agosto, promossa dal Pd e appoggiata da tutto
il centrosinistra, con nostra astensione, che chiede una legge in
tempi molto rapidi. C’è una mozione votata all’unanimità dal
Senato due settimane fa (dopo la morte di Eluana Englaro, ndr)”,
risponde il relatore del ddl, Raffaele Calabrò (Pdl). “La
maggioranza dell’aula non condivide l’idea di una moratoria e
penso che la maggioranza del paese senta il bisogno di una
legge”. Sulla stessa linea, Italo Bocchino (Pdl), e, per il Pd,
Anna Finocchiaro e la capogruppo in commissione Dorina Bianchi.

Intanto scoppia il ‘giallo’ di Malan e Saro. Parlamentari di
maggioranza membri di quella commissione Affari costituzionali
chiamata, martedì, a fornire un parere di costituzionalità sul
ddl Calabrò che – se fosse negativo – potrebbe aprire una
incrinatura pericolosa nell’edificio dell’iter parlamentare. Nei
corridoi di Palazzo Madama inizia a circolare, nel pomeriggio, la
voce che il Pdl li intende sostituire per evitare inciampi di
percorso. Una voce che si materializza in aula con la richiesta
di chiarimenti avanzata dal vicecapogruppo del Pd Luigi Zanda.
Epurazione? “Il gruppo non ha neanche preso in considerazione
questa idea”, risponde Gaetano Quagliariello. Che poi,
intrattenendosi in Transatlantico con i giornalisti, precisa:
“Non verrà imposto nulla né a Saro né a Malan, ma se ci
chiederanno di non partecipare a quella seduta prenderemo in
considerazione l’ipotesi”. Chiosa la capogruppo del Pd Anna
Finocchiaro: “Mi viene in mente la frase che George Bernard Shaw
usò quando venne falsamente annunciata la sua scomparsa: ‘La
notizia è vera ma prematura’”. Ma i due interessati, Malan e
Saro, smentiscono la notizia.

Di certo, spiegano il presidente e il vicepresidente dei
senatori Pdl, Gasparri e Quagliariello, il gruppo “ha trovato una
linea unitaria al di là di ogni steccato ideologico, e per questo
può permettersi, come ha sempre fatto, di garantire libertà di
coscienza ai pochissimi parlamentari che hanno manifestato
l’intenzione di esercitarla”. E mentre nel Pd si tenta di
ricucire gli strappi (dopo l’outing di Umberto Veronesi, che ha
accusato il suo partito di una “resa”, un gruppo di senatori gli
scrive per spiegargli che “non c’è ambiguità, non c’è resa, non
c’è contraddizione” e il segretario Dario Franceschini lo va a
trovare per sancire che non c’è spaccatura nel Pd), il Pdl
respinge al mittente le accuse di divisioni che allignano anche
nella maggioranza. Anche i 53 parlamentari che hanno chiesto
modifiche ‘pro life’ alla legge – tra di essi Mantovano e Cossiga
– precisano che non vogliono creare nessuna spaccatura. E allora
– dicono nel partito – sbaglia il Pd a vedere nei distinguo
emersi nella maggioranza (oltre a Malan e Saro anche un ‘tenore’
del partito come Beppe Pisanu) ad accusare il partito di
Berlusconi di essere una “caserma”. Caserma no, ma, spiega
Quagliariello con un’altra immagine, il Pdl non è neppure un
“albergo spagnolo”.

Cep

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