M.O;Hamas-Fatah, matrimonio d’interesse per ricostruzione Gaza

M.O;Hamas-Fatah, matrimonio d’interesse per ricostruzione Gaza


Gerusalemme, 28 feb. (Apcom)
– La faticosa riconciliazione che
stanno tentando Fatah e Hamas e’ piu’ un matrimonio d’interesse
che un sincero riavvicinamento tra i due partiti, divisi sino ad
oggi da una rivalita’ accesa sfociata nel giugno 2007 nei
combattimenti a Gaza che si conclusero con la presa del potere
del movimento islamico a danno delle forze fedeli al presidente
Abu Mazen. I finanziamenti internazionali, per 2,8 miliardi di
dollari (secondo le aspettative palestinesi), alla ricostruzione
di Gaza sono uno dei motivi principali che spinge Hamas e Fatah a
ricercare una intesa.

A Sharm el Sheikh il 2 marzo si svolgera’ la Conferenza
internazionale per la ricostruzione di Gaza – vi prendera’ parte
anche il Segretario di stato Usa Hillary Clinton – e nessun Paese
donatore e’ pronto a prendere impegni se a gestire i fondi sara’
Hamas, movimento sulla lista delle organizzazioni terroristiche
di Stati Uniti ed Europa. La costituzione di un governo
palestinese di intesa nazionale, formato da tecnici e non dai
rappresentanti delle varie fazioni politiche, appare al momento
l’unica soluzione possibile per garantire lo stanziamento dei
fondi internazionali.

“La ricostruzione e’ uno dei motivi principali del
riavvicinamento tra Hamas e Fatah. Le due parti non possono
deludere la popolazione di Gaza, in grave difficolta’ dopo
l’offensiva israeliana del mese scorso. Quindi, sono costrette a
trovare una intesa nel nome dell’interesse nazionale – ha detto
ad Apcom l’analista palestinese Ghassan Khatib, che ha
partecipato in qualita’ di osservatore al negoziato
interpalestinese che si e’ svolto al Cairo.

Khatib peraltro ha smentito che le fazioni palestinesi
si siano impegnate a formare un governo di unita’ nazionale entro
la fine di marzo. “I mezzi d’informazione hanno riferito notizie
imprecise. Esiste un impegno a trovare un accordo ma non c’e’ una
scadenza precisa – ha spiegato – i nodi da risolvere sono ancora
molti e riuscire a scioglierli tutti non sara’ facile. Ci
vorranno mesi, non settimane, e il risultato non e’ garantito”.

Le cinque commissioni palestinesi che cominceranno a
riunirsi in Egitto a partire dall’8 marzo sono chiamate infatti a
discutere anche della riorganizzazione dell’Olp (Organizzazione
per la liberazione della Palestina) che per decenni e’ stato
l’organismo rappresentantivo di tutti i palestinesi, nei
Territori occupati e nella Diaspora. Dominato da Fatah, oggi
l’Olp non e’ aderente ad una realta’ politica che si e’
trasformata specie in questi ultimi anni con l’ingresso sulla
prepotente sulla scena di Hamas. Il movimento islamico chiede di
entrare nell’Olp ma in posizione di sostanziale parita’ con Fatah
che, da parte sua, non intende cedere il controllo dell’Olp dopo
aver gia’ perduto le elezioni legislative palestinesi nel 2006 e
il controllo di Gaza l’anno successivo.

“Oltre due miliardi di dollari sono una cifra troppo
importante per i palestinesi per poterla perdere a causa di una
spaccatura interna ma la riconciliazione tra Hamas e Fatah non e’
affatto scontata”, ha aggiunto Khatib ricordando che Israele non
guarda con favore ad un governo palestinese di unita’ nazionale.

“Il premier israeliano designato Netanyahu potrebbe utilizzare
la presenza di Hamas nell’esecutivo palestinese per sottrarsi
alla trattativa con l’Autorita’ nazionale (Anp)”, ha avvertito
l’analista palestinese.

Nei Territori la popolazione ha accolto con cautela la notizia
della prossima formazione di un governo di unita’ nazionale. Non
pochi esprimono dubbi sulle possibilita’ di una riorganizzazione
dei servizi di sicurezza dell’Anp, espressione del potere di Abu
Mazen in Cisgiordania, che vengono addestrati (con fondi
statunitensi) proprio per tenere sotto controllo Hamas. Il
movimento islamico a sua volta esita a sciogliere la sua potente
milizia.

Nti

MAZ

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