Settanta trattori in marcia"Basta aiutare i furbetti"

Settanta trattori in marcia"Basta aiutare i furbetti"

VARESE L’allevatore varesotto con il berretto verde della Cia in testa la spara in dialetto. Tradotto, suona così: «Quando i buoni s’incavolano, sono fattacci amari». E quando s’incavolano una settantina di allevatori abituati ad alzarsi alle 4 o alle 5 del mattino e a pagare fino a 3-400 mila euro per mettersi in regola con le quote latte, di amaro ci sono un’intera fetta della provincia di Varese, quella a Nord, semi-paralizzata. E la rabbia di

chi si sente tradito dai piani alti della politica romana. «Dalla Lega sì, ma anche dai precedenti governi, della Seconda e della Prima Repubblica» scandisce Giovanni Giubilini, presidente varesino della Confederazione italiana agricoltori (Cia), che riunisce quelli che un tempo erano i rossi della madre terra e che lunedì mattina hanno sfilato con una settantina di mezzi insieme ai colleghi di Confragricoltura, che rossi non sono, ma sono incavolati con i «furbetti delle quote non pagate».

I trattori si sono dati appuntamento per le 8.30 alla rotatoria di Lozza, ad appena trecento metri dalla casa del ministro leghista Roberto Maroni. Una trentina di agricoltori dal Varesotto, i restanti da Como e Sondrio. Destinazione casa Bossi a Gemonio, il capoluogo della Lega Nord, sotto accusa insieme al suo ministro dell’agricoltura Luca Zaia per l’annosa questione delle quote latte. Stavolta gli infuriati non ce l’hanno con le quote in sé – ormai acquistate dal 95% degli allevatori – ma con gli «sconti» che un decreto del Governo s’appresta a fare a quelli che, di acquistare quote e mettersi in regola, non ne hanno mai voluto sapere. E tuttora vi si oppongono nei tribunali di mezza Italia. Convitati di pietra sono i Cobas, infilzati dai manifesti («Al Cobas le quote degli onesti») che se la prendono pure con il Carroccio perché, dicono, «l’agricoltura produce ricchezza ma la Lega la getta» e «Roma ladrona, la Lega ti condona» e «Lega non ti voto più».
Digos, dirigenti della questura, carabinieri e poliziotti in assetto precauzionalmente antisommossa e vigili o protezione civile che presidiano ogni rotatoria o incrocio semaforico scandiscono i 50 chilometri (andata e ritorno) percorsi alla media di 18 chilometri all’ora dagli «onesti delle quote», separati in casa dalla Coldiretti. «Si sono un po’ appiattiti sulle posizioni della Lega» abbozza il presidente di Confagricoltura Varese, Pasquale Gervasini, che ricorda come l’appoggio alla manifestazione sia giunto dalla metà dei produttori di latte del Varesotto.
Si parte alle 8 e 40, alle 9.25 si costeggia la rotatoria dei ciclisti padani, alle 9.40 vengono imbarcati i dodici trattori confluiti alla Schiranna e poco dopo il biscione transita accanto alla «Padania libera» che giganteggia su un muro di contenimento a Gavirate. I semafori lampeggianti limitano i disagi dei 700 metri di serpentone che procede da Lozza alla Schiranna, a Calcinate, Gavirate e Cocquio fino a Gemonio attraverso la Sp 1, la Ss 394 e la nuova Sp 32. Code sì ma ingorghi contenuti e automobilisti tutto sommato pazienti con questi pacifici signori che strombazzano a cavalcioni dei loro trattori ma non fermano la circolazione, neppure alle 10.40 quando approdano a Gemonio, senza presidi in casa Bossi (dalla quale non s’affaccia il senatur ma il figlio Renzo). Il corteo prende la rotatoria sottostante, e imbocca la via del ritorno a Lozza, dove si scioglie alle 12.15.
Sara Bartolini

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google