Roma, 2 mar. (Apcom) – Nel mondo del lavoro italiano c’è troppa
discriminazione nei confronti delle persone transessuali, per le
quali è difficile trovare un’occupazione a causa dei loro
orientamenti sessuali e che sono spesso soggetti a mobbing. È la
denuncia di Arcigay che, a supporto di un reportage della
trasmissione ‘L’altra inchiesta’ per l’emittente Rete Sole, nel
quale un giornalista si finge trans documentando il rifiuto della
disponibilità di lavoro da parte di diverse agenzie interinali di
Roma, ha reso noti oggi i dati uno suo studio sulle telefonate
giunte nel 2008 al numero verde nazionale ‘Gay Help Line’.
Il numero verde riceve mensilmente circa 2.200 telefonate da
tutte le regioni d’Italia, soprattutto dal centro (49%) ma anche
dal sud e dalle isole (32%) e dal nord (19%). Di queste, spiega
il rapporto, il 4% sono telefonate di transessuali che per oltre
il 70% segnalano problemi legati al mondo del lavoro (accesso ad
un’occupazione, mobbing), per l’11% problemi relazionali (in
famiglia, al lavoro o, in genere, in società) e discriminazioni
in vari ambienti (uno su tre in ambienti ospedalieri).
“Le difficoltà per accedere al lavoro sono indifferenziate
rispetto alle aree geografiche e quindi non dipendono dal tessuto
economico, ma da quello sociale”, commenta Fabrizio Marrazzo,
responsabile del Lazio dell’Arcigay. Quanto all’età di chi
telefona al ‘Gay Help Line’, il 18% ha meno di 18 anni, il 34%
tra i 18 ed i 24, il 26% tra i 25 ed i 29 anni.
Oltre il 90% dei transessuali denuncia poi l’eccessiva durata
dei tempi di attesa per l’operazione di cambio sesso, per la
quale in Italia per l’Arcigay si aspetta in media 5 anni: “In
Europa per la transizione in media si attendono due anni –
continua Marrazzo – non è possibile che da noi si debba rimanere
‘ibridi’ per così tanto tempo”.
Per l’Arcigay sarebbe necessario quindi, come già avviene nel
Lazio, “oraganizzare campagne di formazione e sensibilizzazione
per i datori di lavoro per facilitare l’accesso al lavoro ed
evitare il mobbing, ma anche velocizzare il periodo di
transizione negli ospedali per dare ai transessuali più dignità”.
Sav
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