A Londra per scelta. Qui comandano meritocrazia e attitudine al business. Ma si vede un’Italia in miglioramento». È la storia di successo di un giovane della provincia di Varese nella City, la capitale mondiale della finanza. Nicolò Colombo, 28 anni, originario di Tradate e laureato alla Bocconi, è “Investment Professional” per un fondo di investimento da un miliardo di dollari di dotazione. «Mi
occupo di investimenti in compagnie e altri fondi di investimento che necessitano di liquidità». Diplomato allo scientifico Curie di Tradate, si è laureato con lode alla Bocconi e poi, visto che aveva frequentato per un semestre la prestigiosa Wharton School of Business di Philadelphia, ha deciso di proseguire gli studi a Londra, ottenendo nel 2010 un “Master of finance” alla London School of Economics.
«Londra è l’hub europeo della finanza – sottolinea Nicolò Colombo – è un ambiente molto stimolante, competitivo, meritocratico e dove il talento e la perseveranza sono qualità fondamentali per avanzare professionalmente». Nicolò è nel Regno Unito «per scelta – racconta – ho sempre pensato che Londra rappresentasse la città ideale per iniziare la mia carriera. Pur avendo avuto una borsa di studio dall’Università Bocconi per proseguire con la laurea magistrale, in maniera un po’ azzardata ho optato per un Master a Londra, proprio perché volevo fin da subito confrontarmi con una realtà diversa e completamente internazionale. Non è stato facile all’inizio, ma “Rome wasn’t built in a day…”». Rimpianti? Nessuno. «Londra è una città molto “business oriented”. Se hai voglia di fare, ti offre l’infrastruttura e l’opportunità di esprimere il tuo potenziale al massimo – spiega Nicolò – il mio futuro lo vedo a Londra nel medio termine, perché ho ancora molto da imparare e Londra rimane un eccellente ring per mettersi alla prova quotidianamente. Nel lungo termine, non escludo di poter tornare in Italia e gestire un fondo di investimento».
Il mondo del lavoro nel Regno Unito è davvero un altro mondo rispetto all’Italia: «Molto più flessibile – sottolinea il 28enne di Tradate – Ad esempio, con i miei titoli, senza laurea magistrale, non potrei fare domanda nei concorsi pubblici in Italia, mentre qui il valore legale del titolo di studio passa decisamente in secondo piano. L’altra faccia della medaglia è che ci sono meno garanzie: perlomeno nell’ambito della finanza, se non “performi”, il tuo datore di lavoro può licenziarti senza troppe complicazioni legali e amministrative». È anche una questione culturale: «Qui la meritocrazia prevale su ogni altro aspetto. Infatti la maggior parte delle persone al top in un fondo d’investimento a Londra solitamente ha 40/45 anni, mentre in Italia un top manager di un’azienda ha qualche capello bianco in più…». Nicolò lo ha già vissuto sulla propria pelle: «Lavoravo per Credit Suisse e mi sono occupato della cessione delle quote del primo operatore di aeroporti turco a una compagnia di infrastrutture francese. Ho dimostrato al mio capo professionalità e capacità tecnica fin da subito, e nelle ultime fasi della transazione, io appena 25enne, ho lavorato a diretto contatto con l’amministratore delegato della società e il presidente della compagnia. Non credo che lo stesso sarebbe avvenuto in Italia, dove il contesto lavorativo è più gerarchico e i processi di decision-making non così snelli e rapidi». Insomma, c’è molto da imparare, eppure, ricorda Nicolò, «la crisi c’è stata anche qui, pur attutita da vari fattori, come i capitali esteri e l’ottimistica “can do attitude” anglosassone rispetto al “negativismo” italiano. Ma il sistema universitario italiano d’eccellenza prepari talenti incredibili rispetto a quello britannico, inclusi Oxford, Cambridge, LSE. A noi poi manca il lato pratico di fare business, provare, fallire, rialzarsi e riprovare». Così l’Italia sembra un poì meno lontana: «Qui a Londra la percezione dell’Italia è migliorata ed è positiva, se paragonata alla disastrosa posizione degli anni scorsi ammette Nicolò – la “confidenza” nel sistema Italia è stata ripristinata, almeno parzialmente, dagli ultimi governi, ed i capitali stranieri torneranno a confluire in Italia nel 2016 e oltre». E lo dice uno per cui i fondi d’investimento sono il pane quotidiano.












