A Varese si sentono già salvi Il modo migliore per finire in C

Sembra la settimana di Ferragosto: attorno al Varese, il deserto. Il sapore dell’attesa, scomparso, e il gusto di andare a prendersi la salvezza sciolto in palati troppo fini, come se tre anni a sognare la A avessero chiuso il buco da cui siamo arrivati. E dove, con questo piattume, torneremo.

Non c’è un tifoso, da Porto Ceresio a Golasecca Pineta, che non si avvicini alla partita con il Lanciano, pensando: abbiamo sprecato un anno, potevamo fare i playoff. Rimpianti, nostalgie, distrazioni, supposizioni, mea culpa, accuse che nascondono la verità e allontanano la realtà.

Non è questione di avere paura ma di dire le cose come stanno: se sabato non vinciamo, sette giorni dopo andiamo a Cittadella, il nostro cimitero. Aprite le orecchie: se il Citta tra 3 giorni batte la Reggina, sentirà l’odore del sangue biancorosso, potendo piombare a -1 o -2 tra 10 giorni. E, mentre noi ingigantiremo il fiume delle occasioni perdute, ci faranno la pelle. Con quella fame di vita che noi, disabituati da anni di caviale, ci scordiamo.

Manca il senso della sfida salvezza. Manca il piacere di andare allo stadio e lottare per una vittoria sporca, brutta, cattiva. I 3 punti con il Lanciano sono dovuti, idem la salvezza: che tristezza. Come se non ci chiamassimo Varese ma Palermo. Speriamo di non dovere tornare allo Speroni, o a Como, per capire che una qualunque gara di B (vogliamo rimanerci davvero, così sazi e annoiati?) vale cento derby in C.

Dove sono finite la furia e la disperazione collettive che riportarono in panchina Sottili? Soffocate dall’abitudine. Dal quieto vivere. Dovremo perdere un’altra volta 3-0 per svegliarci?

Il Varese non può retrocedere: e chi l’ha detto, il buon Signore? L’aria ferma di questi giorni in città è da retrocessione. Chi dà tutto per scontato, non ha niente da chiedere. Chi di voi (tifosi, dirigenti, giocatori, allenatori) ha voglia di salvarsi con tutto se stesso, e anche di più? Dormiamo sonni tranquilli, senza rimetterci in gioco. Pensiamo al nuovo stadio, a dove andrà Pavoletti, a quando ufficializzeranno il ds Lele Ambrosetti (andava già fatto, ma ormai lasciamo passare il Lanciano senza creare dannosi diversivi, perché la squadra non può essere “solo” Sottili: ha bisogno di voltarsi e avere anche altri occhi che la scrutano e la pesano).

Entrando a Masnago per l’allenamento di Pasquetta abbiamo avuto paura: un pugno di tifosi e nessun dirigente nella settimana verità.

Calil qui, Blasi là, Laverone giù, Forte su: adesso tifateli tutti, che è meglio. Non ci salva nessuno all’infuori di noi. E mettetevi in testa che avete la società più povera della B, soffrite invece di pretendere la luna. Al massimo, chiarezza sul futuro. Chiedete umiltà, onestà, uomini in cui credere, gente che soffre e sa chiedere scusa, campi dove allenare ragazzi e uomini. Se pensate (pensiamo) al Varese della A sfiorata, siamo morti. La salvezza non cade come manna dal cielo. È compito nostro, e vostro. Siamo seduti: alziamoci.

Proviamole tutte, dateci e diamo un segno. Un sogno: sabato, tra un anno-due-o-dieci, teniamo i biancorossi in serie B. Chi ama il Varese, scompare nel Varese. Poche parole, tanti fatti.

La squadra e Sottili, da soli, finiscono nella tomba. E voi varesini lì a guardare, con le mani in mano. Provate ad usarle, sporcatele di fango.

Siamo fermi alla grande partita col Palermo. All’“eroica” sconfitta di Crotone. Alla solita solfa di tutti i giocatori che si fanno espellere e che non ottengono un rigore: colpa dell’arbitro. Sciocchezze. Alibi. Avete sbagliato, abbiamo sbagliato.

Basta acque calme. Chi è disposto a dare più di quello che già sta dando o ha sempre dato? Tifosi, società, giocatori: chi di voi? Cosa faccio io più dell’ordinario per salvare il Varese in questa settimana? La risposta non esiste perché nessuno si pone nemmeno la domanda.

Varese

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