All’inizio, vederli in città con le divise della Croce Rossa suscitò allarme: la loro presenza fu messa in relazione con qualche situazione di pericolo. Ci fu chi li vide e pensò a un attentato terroristico. Ma i Sopros – questo il nome dei soccorritori di quartiere che girano per le strade con lo scopo di intervenire alla necessità e fare prevenzione – giorno dopo giorno si sono dimostrati un valido aiuto per i cittadini, per i quali avevano sempre una buona parola o un consiglio di salute da dispensare.
Adesso siamo al momento degli addii. I Sopros sono alla fine del loro mandato. Sicuramente con l’anno nuovo non li vedremo più, verranno assorbiti dall’Areu e stipendiati dal Ministero delle Finanze. Potrà dunque capitare di incontrarli ancora in particolari circostanze, magari a bordo dell’ambulanza o durante qualche manifestazione che richiede la loro presenza, ma non li vedremo più camminare sotto i portici, in corso Matteotti, o ai giardini, con la divisa rossa e lo zaino materiale sanitario di primo soccorso.
Era il 16 novembre del 2015 quando il Comitato Regionale della Croce Rossa sottoscrisse un accordo operativo con il comune di Varese (nello specifico: con la protezione civile e la polizia locale): da quel giorno 20 soccorritori di prossimità sono operativi nella nostra città, dalle 7 alle 19, dal lunedì al sabato. Con la disponibilità a lavorare anche alla domenica durante particolari eventi, e a intervenire nelle emergenze di protezione civile.
I soccorritori, a Varese, sono divisi in tre pattuglie. La prima si concentra sulla ciclabile del lago, la seconda al Sacro Monte e la terza in centro Varese, tra la zona delle stazioni, il centro cittadino, piazza Repubblica e i centri commerciali. Il servizio – che sarà ancora in funzione per un mese – è sempre stato gratuito per il comune di Varese e ha contribuito a infondere al cittadino maggiore sicurezza. La figura dei Sopros è nata con la “privatizzazione” della Croce Rossa. «In Lombardia ci sono 300 dipendenti della Croce Rossa che di fatto non hanno una collocazione lavorativa precisa – aveva spiegato un anno fa Maurizio Gussoni, ai tempi presidente di Croce Rossa Lombardia – Tra questi lavoratori, la maggior parte è costituita dagli ex dipendenti precari della pubblica amministrazione che, dopo la legge del 2007 del Governo Prodi che garantiva loro una stabilizzazione, hanno fatto causa alla Croce Rossa per diventare di ruolo. E poi ci sono i dipendenti che hanno rifiutato il contratto offerto da Croce Rossa, rimanendo “pubblici”». Il ruolo del soccorritore di prossimità è stato pensato come complementare a quello della polizia locale. Laddove i vigili intervengono per questioni di sicurezza, per esempio per sedare una rissa, i soccorritori verificano le condizioni di salute delle persone coinvolte, assistendole e medicandole. Nelle città di mare i Sopros intervengono soprattutto sulle spiagge, nelle metropoli diventano gli interlocutori privilegiati degli anziani. A Varese, le situazioni che durante i mesi scorsi hanno richiesto l’impiego di questi uomini fortunatamente non sono state molte, ma per i numeri precisi bisognerà attendere il bilancio conclusivo.













