Il mattone rende, ma è massacrato da tasse e giustizia-lumaca. Una casa data in affitto a Varese rende in un anno il 5%, confermandosi bene rifugio per gli investimenti. Ma Confedilizia chiede di crederci: «Servono sgravi fiscali e meno tassazioni patrimoniali per incentivare gli acquisti». Altrimenti i proprietari investono all’estero.
Il rendimento annuo lordo di un immobile destinato alla locazione a Varese è pari al 5%, più della media nazionale (4,1%) e di quella lombarda. Lo rivelano i dati del primo semestre 2013 dell’ufficio studi Tecnocasa, che conduce semestralmente le rilevazioni sull’andamento del mercato immobiliare.
Il rendimento annuo è il parametro determinato dal rapporto tra i canoni di locazione annui ed il capitale investito per l’acquisto dell’immobile. Fattori tendenzialmente in calo, per effetto della crisi: più il valore degli immobili che non i canoni d’affitto.
Così il rendimento rimane stabile, mantenendosi «una forma di rendimento vantaggiosa», come ricorda , presidente di Anama, l’associazione dei mediatori immobiliari di Confesercenti. «Il mattone rappresenta sempre un bene rifugio».
Il presidente di Confedilizia Varese è più cauto: «Al netto degli oneri fiscali, che con l’Imu si sono alzati alle stelle, e di quelli della manutenzione, ci sono altri investimenti sicuramente più redditizi – spiega il rappresentante dei proprietari edilizi – La realtà è che oggi nessuno investe più per trarre un reddito dalla locazione, un’anomalia tutta italiana. Eppure incentivare questo segmento servirebbe a risolvere il problema della casa, avvantaggiando sia i proprietari che gli inquilini».
La spremitura fiscale è a livelli insostenibili («non si possono scaricare nemmeno i costi per l’avvocato che chiede lo sfratto»), mentre la lentezza nell’esecuzione degli sfratti è un rischio che può rendere l’investimento infruttifero: «Se l’inquilino è moroso, ci vuole almeno un anno e mezzo per liberare l’immobile».
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