Roma, 5 ott. (TMNews) – Amnesty International ha dichiarato oggi che, 10 anni dopo l’invasione dell’Afghanistan promossa dagli Usa e che caccio’ i talebani dal paese, il governo di Kabul e i suoi alleati internazionali non hanno mantenuto molte delle promesse fatte alla popolazione afgana.
‘Nel 2001, dopo l’intervento internazionale, le aspettative erano elevate, ma da allora i passi avanti verso il rispetto dei diritti umani sono stati pregiudicati dalla corruzione, dalla cattiva gestione e dagli attacchi degli insorti, i quali mostrano un disprezzo sistematico per i diritti umani e le leggi di guerra’ – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore di Amnesty International per l’Asia e il Pacifico. ‘Oggi, molti afgani sperano ancora che la situazione dei diritti umani nel paese migliori. Il governo e i suoi alleati internazionali devono dare seguito a queste speranze e difenderle con azioni concrete’.
L’analisi di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan ha riscontrato alcuni progressi nel campo dell’adozione di leggi sui diritti umani, della riduzione della discriminazione nei confronti delle donne e dell’accesso all’istruzione e alle cure mediche.
Al contrario, nei settori della giustizia, delle operazioni di polizia, della sicurezza e sulla questione degli sfollati non si sono registrati passi avanti o la situazione si e’ persino deteriorata. Le condizioni di vita della popolazione che vive nelle zone maggiormente colpite dalle azioni degli insorti sono peggiorate.
Lo sviluppo di una piccola ma vivace comunita’ di giornalisti e il modesto ritorno della presenza femminile nelle scuole, nell’impiego e nel governo sono segnali dei progressi fatti negli ultimi 10 anni, cosi’ come l’introduzione di leggi destinate a rafforzare i diritti delle donne. La nuova Costituzione prevede l’uguaglianza giuridica tra uomini e donne e stabilisce che un quarto dei seggi parlamentari sia riservato alle donne. Nelle due elezioni parlamentari del 2005 e 2010, le donne hanno conquistato alcuni seggi in piu’ rispetto a quelli previsti dalla loro quota.
Tuttavia, la violenza contro i giornalisti e gli operatori dell’informazione e’ aumentata. Nelle aree sottoposte a pesanti attacchi dei talebani e di altri gruppi di insorti, le liberta’ di parola e di opinione sono fortemente limitate (segue)
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