Kabul, 17 mar. (Apcom) – In Afghanistan la situazione della
libertà di stampa si sta deteriorando, sia a causa
dell’insurrezione talebana sia a causa delle autorità. Lo
sostiene un rapporto di Reporters sans Frontieres (RSF)
pubblicato oggi.
“La comparsa di centinaia di media, in particolare radio e
televisioni private, ha modificato profondamente il modo in cui
gli afgani vengono informati”, spiega l’organizzazione nel suo
rapporto, stilato dopo un’inchiesta svolta sul posto nel mese di
gennaio. Ma i giornalisti, come l’insieme degli afgani, patiscono
in modo pesante l’insicurezza generalizzata che regna nel paese:
“La situazione della libertà di stampa si degrada ed è
responsabilità del governo riuscire a fermare questi drammatici
sviluppi”, valuta RSF. “Lo stato è incapace di assicurare la
sicurezza più elementare per i giornalisti. Dal giugno 2007 al
gennaio 2009, Reporters sans Frontieres ha rilevato non meno di
24 aggressioni, 35 minacce di morte, 14 fermi e 7 sequestri”, si
legge nel rapporto. “Due giornalisti sono stati uccisi nel 2008,
una cinquantina sono stati feriti (…), almeno sei giornalisti
stranieri sono stati rapiti in Afghanistan dal 2008”, ricorda
ancora RSF.
Larghe aree del paese sono inaccessibili ai media, in
particolare nell’est e nel sud, quelli che RSF definisce dei
“buchi neri” dell’informazione. E se “l’opposizione armata, in
particolare i gruppi talebani, hanno la responsabilità più grave
di questo clima di insicurezza”, anche le autorità hanno le loro,
giudica Rsf, sottolineando in particolare l’impunità dei
responsabili degli assassini dei giornalisti o gli abusi della
pulizia.
RSF sottolinea anche i casi di giornalisti minacciati o
imprigionati per “blasfemia”: “I giornalisti afgani sono liberi
di esprimersi, fin tanto che non evocano in modo critico l’unico
argomento davvero tabù nel paese, l’islam”.
(fonte afp)
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