Albi regionali per i professori Il provveditore sta con la Lega

Albi regionali per i professori Il provveditore sta con la Lega

VARESE «Albi regionali per reclutare gli insegnanti? L’ipotesi è interessante». Il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Varese e Como (ex provveditorato), Claudio Merletti, “benedice” la proposta di legge del senatore leghista friulano Mario Pittoni. Il ddl, che nelle ultime settimane ha incassato pareri positivi a livello nazionale da parte del ministro Gelmini e di alcuni rappresentanti sindacali (ma con la netta opposizione della Cgil), non poteva non creare dibattito anche nel nostro territorio, tradizionalmente gettonato dagli insegnanti del Sud in cerca di un posto di ruolo. La maggior parte dei quali, trascorsi i tre anni dall’ottenimento della cattedra, chiede di tornare al paese di origine. «In termini puramente tecnici – sostiene Merletti – la proposta di legge è interessante, poiché combina elementi di garanzia rispetto all’utenza, in quanto consente di contenere le discontinuità didattiche purtroppo ricorrenti, con un meccanismo di nomina che eviterebbe di lasciare nelle mani del singolo istituto una decisionalità totale». Qualcuno, però, ha bollato questa proposta come razzista, facendo riferimento anche a una dichiarazione di Pittoni comparsa su Repubblica: «Siamo stufi di vedere arrivare qui docenti che hanno fatto concorsi al Sud dove sono di manica ben più larga». Merletti usa toni diversi e si sofferma piuttosto sul contenuto

del Ddl: «Non sarebbe aldilà del tempo e dello spazio, poiché è aperto a un ragionamento che tiene conto delle condizioni reali della scuola e delle possibilità di scambi a livello regionale. Salvaguardia le diverse provenienze, e la possibilità di trovare lavoro in una regione anche lontana da quella di origine, ma obbliga alla permanenza».Chi aspira all’insegnamento, se passasse la legge, dovrebbe scegliere una regione nella quale stabilire il proprio domicilio professionale, anche agli antipodi rispetto a quella di residenza. Per entrare in graduatoria dovrebbe superare un test di preparazione che non tiene conto del punteggio di laurea. E, una volta ottenuta la nomina, sarebbe vincolato a rimanere per 5 anni nella stessa scuola e per altri due in regione prima di chiedere il trasferimento. «Il meccanismo non sarebbe scardinante rispetto a quelli in atto – aggiunge – in quanto consentirebbe di compilare il nuovo albo regionale attingendo, per il 50%, alle attuali graduatorie ad esaurimento, in modo da garantire i diritti acquisiti di chi ha concorso, mentre per il restante 50% lo stesso concorso sarebbe gestito dall’amministrazione territoriale».Secondo il provveditore «è interessante cominciare a ragionare su questa proposta di legge, perché bisogna trovare una maniera ragionevole di risolvere la discontinuità didattica».

s.bartolini

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