Allarme randagismoIn città ottocento gatti

Allarme randagismoIn città ottocento gatti

VARESE A Varese è emergenza felini. Soltanto in città i randagi sono arrivati almeno a 800, secondo i dati dell’Uda, l’ufficio per i diritti degli animali che ha recentemente effettuato un censimento. Sono concentrati in una novantina di colonie, perché così vivono i randagi, e danno non poco da fare ai volontari impegnati a non farli moltiplicare.

E tutti che pensavano al problema dei cani randagi. Non che i cani vadano messi da parte, sia ben chiaro. Il fatto è che l’andamento del randagismo a Varese sta procedendo in direzione opposta per quanto riguarda le due specie a quattro zampe più diffuse nelle nostre case. Mentre negli ultimi anni si è registrata una diminuzione netta del fenomeno dell’abbandono dei cani così come del numero dei randagi di conseguenza, dall’anno scorso è aumentato il numero dei gatti lasciati al loro destino. Normalmente finiscono sulla strada, e lì rimangono; poi, incontrata qualche colonia felina, si moltiplicano rapidamente. «I randagi ci sono perché in strada ce li ha messi l’uomo», spiega Agostino Fanizzi dell’Uda, «e a occuparsene sono sempre i volontari». Un impegno oneroso, visto che vanno curati, nutriti, vaccinati e sterilizzati.
Fondamentale quindi diffondere il più possibile l’abitudine alla vaccinazione dei propri animali, come sottolineano insieme gli uffici comunali e le associazioni animaliste. «E’ un compito che spetterebbe all’Asl», spiega Silvia Laudisio del coordinamento amministrativo del Comune per il settore tutela ambientale, «ma quando né i loro veterinari né quelli volontari intervengono sono i cittadini a poter fare la differenza portando a far sterilizzare i randagi sotto casa, in cortile, nei giardini».
Impossibile anche pensare a un ricovero permanente per i gatti, vale a dire il “gattile” di cui spesso si è parlato: «E’ la stessa legge regionale a prevedere una cosa diversa per la protezione dei gatti: l’articolo 9 dice chiaramente che è vietato allontanarli dal loro habitat se non per il periodo di cura, e l’habitat per i randagi è i luogo in cui vive la colonia felina indipendentemente dal fatto che sia o non sia accudita da qualcuno». In altre parole, mentre il cane può essere tenuto in una struttura in attesa dell’adozione, per il gatto questa procedura non è prevista. La cattura è consentita soltanto per la sterilizzazione e per le cure sanitarie in caso di necessità, seguite dal tatuaggio al padiglione auricolare e al ritorno nella colonia di provenienza.
Francesca Manfredi

s.bartolini

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