I “totem” non sono solo quegli enormi tronchi d’albero decorati dai nativi americani a scopo devozionale: in un’accezione più moderna, sono quegli aggeggi informatizzati che servono a prenotare il proprio turno presso lo sportello di un ufficio pubblico.
Hanno sostituito il vecchio sistema meccanico e cartaceo, danno la possibilità di scegliere direttamente la prestazione che verrà erogata (si pensi a quelli in funzione negli uffici postali), ma se non funzionano sono dolori per tutti, sia per i cittadini costretti a code e disagi, sia per gli impiegati pubblici che ritornano – di colpo – al “medioevo” della tecnologia.
È quello che succede fin troppo spesso al Poliambulatorio di viale Monte Rosa.
Nella sala di attesa destinata agli utenti che intendono sottoporsi ai prelievi del sangue – stesso luogo dove è presente anche il Cup per prenotare tutte le prestazioni specialistiche fornite dall’azienda ospedaliera – il caos regna sovrano una mattinata sì e l’altra pure.
E la causa è proprio il malfunzionamento di questi totem, fuori servizio (come recita un cartello) da tempo, come fuori servizio sono di conseguenza i monitor su cui i numeri chiamati appaiono progressivamente.
La gente in coda – nella mattinata di ieri almeno ottanta persone attendevano il proprio turno per il prelievo, senza contare quelle in attesa per rivolgersi al Cup – è costretta a dotarsi del numero servendosi delle “chiocciole” meccaniche, identificate da due adesivi dalle scritte sbiadite e difficilmente leggibili, per la “gioia” di presbiti, miopi ed astigmatici.
L’odissea dell’utente è, a questo punto, solo all’inizio: con l’informatica “appiedata”, i turni devono essere chiamati a voce dagli operatori, attraverso microfoni anch’essi non in grado di portare a termine la funzione per la quale sono stati creati.
Si immagini la scena: una sala con un centinaio di persone che fremono, impiegate costrette a gridare per farsi sentire dagli utenti – ed in più a tenere mentalmente l’ordine dei numeri – e cittadini inviperiti che, oltre a non sapere dove andare e quando farlo, sfogano tutta la loro frustrazione su chi non ha alcuna colpa, ovvero le stesse sportelliste il cui disagio è addirittura maggiore di quello dei fruitori del servizio.
Un articolo di giornale è un formidabile strumento di denuncia solo se usato nel modo corretto: della questione è stato prontamente avvisato il direttore generale dell’azienda ospedaliera.
Il quale ha spiegato: «Il problema nasce da un’inadeguata attenzione degli uffici preposti a segnalarlo e ad adoperarsi per una sua soluzione – le parole del manager ospedaliero di Varese – Mi scuso personalmente per i disagi arrecati: tutto ciò non è dovuto alla non volontà di investire per ristorare una situazione di normalità, ma solo alla mancanza di comunicazione. Interverrò d’imperio affinché il disservizio sia risolto in breve termine e non si ripeta».
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