– Facciamo un gioco, immaginandoci per qualche riga come dei visitatori che arrivano a Varese in treno. Siamo nel tratto di ferrovia che scorre sotto largo Flaiano, a pochi chilometri dalla stazione: il treno sta rallentando, pronto a fermarsi, e l’occasione è buona per ammirare – dando un’occhiata fuori dal finestrino – il paesaggio del luogo che ci sta per accogliere.
Qual è il benvenuto ufficiale che gentilmente ci porge la Città Giardino? Una discarica a cielo aperto, pullulante sui prati che degradano verso i binari che il nostro convoglio sta attraversando. Un bel biglietto da visita, non trovate?
La situazione è nota da tempo. È una piaga che si ripete anche quando trova l’unica soluzione possibile, la pulizia. Nei pressi di largo Flaiano la ferrovia è una parentesi tra due ali di spazzatura, di cartacce, di inciviltà.
Sabato qualcuno ha perso la pazienza: fin dal primo mattino – all’incrocio tra il trafficatissimo snodo e via Nino Bixio – è comparso un cartello, appeso sulla ringhiera che separa il marciapiede dalla scarpata. Un messaggio scritto in pennarello su un pezzo di cartone, una scritta poco equivocabile: «Qui dietro la discarica di Varese».
Giusto per far sapere anche a chi sta sopra – pedoni, automobilisti immersi nel loro trantran e sbadati cronici – ciò che si nasconde al loro sguardo, ma che appare a chi in città ci arriva per via ferrata.
Più volte alle cronache del nostro giornale è capitato di trattare il problema nei mesi scorsi, su segnalazione dei lettori e con successivo riferimento agli amministratori. Sabato un’altra ricognizione, stimolata dal curioso cartello.
La cernita dei rifiuti gettati nel comodo “cestino” all’aria aperta è stata complessa: oltre il riparo in ferro c’è di tutto. Sul prato in pendenza fanno bella mostra di sé cassette per la frutta, resti organici, bottiglie d’acqua, lattine, sacchetti di plastica, contenitori e vetri.
Ci sono pure i pezzi di un cartone usato probabilmente dagli elemosinanti dell’adiacente semaforo, per svolgere il loro “lavoro”. Mettiamo insieme mentalmente gli incastri, come se fosse un puzzle: «Sono povero, aiutatemi». Mentre guatiamo la lista delle schifezze presenti, un treno passa piano, tanto da permetterci di scorgere lo sguardo dei passeggeri oltre il vetro: cosa staranno pensando?
L’assessore all’Ambiente non ha visto il cartello, ma è consapevole dello stato del tratto: «Fosse solo quello – ci ha risposto – Anche via Giambologna è così, lo stesso vale per altri punti della linea. La pulizia spetta alle Ferrovie, con cui stiamo ormai da tempo dialogando: noi li abbiamo avvisati e non aspettiamo altro che arrivino a farlo: forse accadrà la prossima settimana. Ci hanno anche chiesto di dare loro una mano per portare via il materiale raccolto e così faremo». L’unica soluzione, è d’accordo anche l’assessore, è pulire dove l’ignoto sporca.
«Abbiamo chiesto che la manutenzione lungo i binari venga fatta almeno due volte l’anno – ha continuato Santinon – Non vedo altro rimedio. Non possiamo mica mettere le barricate per impedire alla gente di buttare le cose».
Si aspetta che il privato provveda. Come era successo tempo fa su segnalazione diretta delle Guardie Ecologiche Volontarie del Comune di Varese. A quel punto, per il verde ristorato scatterà un timer: a quando la successiva e maleducata cartaccia? Sarà questione di ore.












