Roma, 13 mar. (Apcom) – Violenze psicologiche, percosse, minacce,
ricatti economici e anche abusi sessuali: aumentano le violenze
sulle donne e il pericolo non è fuori, è tra le mure domestiche,
dove spesso si consumano maltrattamenti quotidiani. Ovvero il 64%
delle volte la violenza arriva da colui che si ama, marito,
fidanzato o convivente. Solo il 2% la percentuale di donne che
dichiarano di aver subito violenza da uno sconosciuto. E’ questo
che il quadro che emerge dalla storia delle donne che si sono
rivolte a ‘Telefono rosa’.
Le vittime ‘prescelte’ sono soprattutto le donne tra i 35 e i 54
anni, impiegate o casalinghe per lo più, ma anche libere
professioniste, mentre il violento, spesso marito, compagno o ex,
non è sempre un disoccupato o con scarsa istruzione, anzi la
maggior parte delle volte è un impiegato, e ha un diploma – gli
operai e chi ha una licenza media inferiore figurano al secondo
posto della lista nera dei violenti – ma significativi sono anche
i numeri di funzionari o professionisti. E tra i violenti il
numero di chi ha una laurea è 2 volte e mezzo di chi non ha
titolo di studio. Spesso quindi insospettabili, che all’esterno
non dimostrano la loro personalità violenta ma la sfogano solo in
casa. Il dramma più grande è che le vittime non sanno come
difendersi, a chi rivolgersi, si sentono in colpa e pensano di
non avere via di uscita. E se spesso restano e sopportano in nome
dei figli, la violenza ricade anche su di loro.
E’ la fotografia della violenza sulle donne che emerge dai dati
rilevati dall’Osservatorio di ‘Telefono rosa. Continua infatti a
crescere anche nel 2008 il numero di vittime di violenza che si
sono rivolte al “Telefono Rosa”, in cerca di un aiuto o di
specifiche consulenze. Nel corso del 2007, infatti, si sono
registrati 1492 casi di richieste di aiuto, mentre il numero di
testimonianze di violenza, nel 2008, raggiunge i 1744 casi, 1457
dei quali provenienti da cittadine italiane ed i restanti 287 da
donne straniere.
La violenza non arriva dallo sconosciuto, ma assume i lineamenti
dei partner, la quotidianità delle abitudini devianti dei
famigliari, la reiterazione di gesti e minacce a cui spesso le
vittime sono esposte per anni. E in silenzio: il fenomeno della
violenza sulle donne, infatti, incontra come principale ostacolo
proprio quello di restare sommerso. Le vittime di violenza
conoscono perfettamente i loro persecutori, spesso – come hanno
riscontrato gli operatori di Telefono rosa – nell’impossibilità
di adottare soluzioni valide o in uno stato psicologico che non
consente loro di trovare la forza per reagire, vivono a stretto
contatto con il violento, esponendosi quotidianamente ad un nuovo
rischio di violenza. Ed è proprio questa prossimità a rendere
difficile la denuncia dei maltrattamenti e delle molestie subite.
L’autore della violenza nel 53% dei casi è il marito o il
partner, ciò significa che nel 2008 ci sono state 1430 donne che
hanno subito o subiscono violenza all’interno di una relazione
affettiva, all’interno delle mura domestiche; è evidente che a
perpetrare la violenza è l’uomo di cui si sono fidate, che hanno
amato e che dice di amarle. A questi dati è necessario aggiungere
il 9% di quante dichiarano di subire violenza dal proprio
convivente – il dato raggiunge il 15% nel caso delle cittadine
straniere – ed il 2% di coloro che patiscono maltrattamenti da
parte del fidanzato. Ovvero il 64% delle volte la violenza arriva
da colui che si ama.
E – paradossalmente – la propria casa il luogo meno sicuro per
le donne che subiscono violenze ed è all’interno di quelle mura
che esse subiscono violenze e maltrattamenti, mettendo spesso a
rischio la propria vita e quella dei propri figli.
Si riduce al 2% la percentuale di donne che dichiarano,
trasversalmente alla propria nazionalità, di aver ricevuto
violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.
Gtu
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