Bce/ Giovedì direttorio, riflettori su contrasti ad acquisti bond

Roma, 6 set. (TMNews) – Nel pieno della nuova tempesta dei mercati giovedì torna a riunirsi il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, dove si rischia di finire “alla conta” sul programma di acquisti di titoli di Stato. E’ stato riattivato appena un mese fa per contrastare tensioni che da alcune settimane hanno preso di mira anche le emissioni di Italia e Spagna, dopo aver bersagliato per mesi quelle di Grecia, Irlanda e Portogallo, fino ad

impossibilitare questi tre paesi a reperire rifinanziamenti sul mercato e costringendoli a chiedere piani di aiuto di Unione europea e Fondo monetario internazionale. Gli acquisti sui bond erano partiti oltre un anno fa, nella fase più acuta della crisi sulla Grecia, per poi ridursi fino a restare fermi per molte settimane. La prospettiva di un contagio della crisi a Italia e Spagna ha però finito per convincere i banchieri centrali a riattivare il meccanismo, ad inizio agosto.

Tuttavia la decisione non era stata presa all’unanimità, ma a maggioranza, sebbene “schiacciante”, aveva precisato il mese scorso il presidente della Bce Jean-Claude Trichet. La Bce non fornisce dettagli su chi voti cosa nelle riunioni del suo direttorio, di cui fanno parte i governatori di tutte le banche centrali nazionali dell’area euro. Diverse indiscrezioni di stampa avevano riportato che ad opporsi sarebbero stati l’esponente della Germania e quello di almeno un paese Benelux, si presume l’Olanda. Il trascinarsi dei problemi potrebbe però verder aumentare la fronda dei contrari, anche se si tratta di uno scenario ipotetico.

Eloquenti sono stati però gli avvertimenti lanciati questa settimana dal futuro presidente della Bce, Mario Draghi: i sostegni di Francoforte ai bond non devono esser dati per scontati. Sono misure temporanee, volte a garantire il corretto funzionamento dei mercati, e soprattutto, ha puntualizzato il governatore della Banca d’Italia, non devono trasformarsi in un modo con cui eludere quello che è necessario fare per risolvere alla radice la crisi sui debiti pubblici: risanare i bilanci. Su questo

la Bce martella da mesi in maniera sempre più isistente i governi, richiamandoli ad attuare gli aggiustamenti dei conti il prima possibile, e raccomandando di concentrarsi su riduzioni della spesa pubblica. Se a Francoforte si dovessero percepire segnali di allentamento dell’impegno su questo fronte, le resistenze a proseguire con gli acquisti di bond si potrebbero rafforzare. E un crescente dissenso in seno alla Bce su queste operazioni rischierebbe di alimentare a sua volta le tensioni di mercato.

Ad ogni modo la scorsa settimana, mentre le tensioni sui titoli di stato si stavano ricreando, la Bce ha comunque aumentato i suoi acquisti, a oltre 13 miliardi di euro dai 6,6 miliardi della settimana precedente. Sui titoli di Stato le tensioni si evidenziano con aumenti dei rendimenti, che sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo: se questo cala i tassi retributivi ne risultano aumentati. Oggi, secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbero proprio manovre della Bce dietro all’arresto dell’ampliamento dei divari di rendimento (spread) tra i Btp decennali dell’Italia e i Bund della Germania, paese ritenuto tra i più solidi e che quindi viene preso come riferimento per le emissioni dell’area euro.

Sembra invece ora in secondo piano il tema che nei mesi scorsi era in cima alle preoccupazioni della Bce: l’inflazione. Nei mesi passati l’istituzione monetaria ha operato due rialzi dei tassi di interesse, dall’1 all’1,5 per cento mentre i rincari del petrolio sembravano portare verso una fase di protratti aumenti dei prezzi. Ma ora il quadro appare repentinamente mutato, mentre si moltiplicano i segnali di rallentamento della ripresa economica, dinamica che potrebbe frenare anche il caro vita e portare la Bce a rivedere i toni della sua retorica anti inflazionistica, e così le attese dei mercati su eventuali futuri rialzi dei tassi che ora appaiono meno scontati.

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