Roma, 5 feb. (Apcom) – Non ci sarà alcun decreto per “salvare”
Eluana Englaro. La decisione – “non semplice”, viene riferito – è
stata presa in via definitiva questo pomeriggio dallo stesso
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che non sarebbe
riuscito a trovare una mediazione tra ragioni politiche, etiche e
personali. L’esito, alla fine, è che il decreto, pur pronto, non
sarà esaminato nella riunione di governo di domani e
l’autorizzazione all’interruzione della nutrizione artificiale
non potrà più essere sospesa. Nemmeno – viene fatto presente –
con successivi interventi normativi. Al di là dei ragionamenti
costituzionali o di opportunità di una norma su una materia così
delicata, una volta sospesa l’alimentazione e l’idratazione,
passate 48 ore, queste non potranno più essere riprese.
Eppure, appena ieri sera era lo stesso premier a confermare che
il governo stava “lavorando per intervenire”. Ma con il passare
delle ore, tuttavia, le motivazioni a favore di un intervento
d’urgenza, già messo nero su bianco dal ministro del Welfare
Sacconi, si sono scontrate con molti ‘contro’. In primis, i dubbi
che sarebbero filtrati dal Quirinale. Il testo del dl, a quanto
si apprende, non sarebbe mai giunto sul Colle più alto, ma le
parole pronunciate da Giorgio Napolitano nei giorni scorsi davano
una traccia più che chiara: si regolamenti il ‘fine vita’ ma con
un disegno di legge e nella ricerca della massima condivisione
politica. In più di un’occasione il presidente aveva invitato a
una “discussione non frettolosa” su un argomento così delicato e
aveva indicato l’unico luogo idoneo per questo: il Parlamento.
Inoltre con un dibattito già avviato a Palazzo Madama sul
testamento biologico il dl non poteva che apparire come uno
schiaffo alla centralità delle Camere sempre difesa da
Napolitano. Per non parlare del conflitto tra poteri dello Stato
dopo una chiarissima sentenza della Cassazione sul caso di
Eluana.
Ai rilievi sul profilo costituzionale del decreto si sarebbero
aggiunte anche le voci dubbiose levatesi nella stessa
maggioranza. Come per esempio quella del ministro dell’Ambiente,
Stefania Prestigiacomo, o del presidente della Camera Gianfranco
Fini che ancora oggi ha lasciato trapelare di considerare “un
errore” un intervento governativo sulla materia. Non da ultimo,
comunque, sul presidente del Consiglio avrebbe avuto un peso
anche la considerazione che si tratta di un tipo di provvedimento
che divide l’opinione pubblica.
Per tutta la giornata il pressing per il decreto è stato forte,
a cominciare dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che ha
chiesto al governo “di intervenire perchè non ci si può lavare le
mani, il diritto alla vita è garantito dalla nostra
Costituzione”. Di convinzione opposta Rifondazione comunista che
con Giovanni Russo Spena ha spiegato che “lo stesso presidente
Napolitano ha già espresso i suoi dubbi” e il leader del Pd
Walter Veltroni che stamani ha incontrato il capo dello Stato al
Colle. Per Veltroni un decreto sarebbe “inaccettabile” e la
politica deve fare “un passo indietro”.
Cep
© riproduzione riservata










