Busto Arsizio – L’esplosione di Borsano arriva davanti al gup Patrizia Nobile: quindici le costituzioni di parte civile. In sintesi si è costituita parte civile l’intera via San Pietro, stradina del centro borsanese teatro del tragico scoppio avvenuto alle 7 del 3 dicembre 2009 e che ha causato la morte di due persone: Stefania Zhu, cinese di 19 anni, e Andrea Rosignoli, 30 anni, originario di Dairago da meno di un anno trasferitosi nella casa di corte distrutta dalla fuga di gas.
A fronte di una simile mole di concorsi il gup non ha potuto fare altro che concedere un ampio rinvio: la prossima udienza è stata fissata il prossimo 11 ottobre. In un caso è stata depositata anche una perizia: «Sarebbe la terza – spiega Vittorio Celiento, difensore dei tecnici Agesp – A questo punto chiederemo al giudice di nominare un super perito le cui valutazioni faranno fede». Nulla di fatto, dunque, per i quattro indagati al termine dell’inchiesta aperta per disastro e omicidio colposo: Rosario Perri, il funzionario Agesp che quella notte era in servizio e che avrebbe ordinato ai due tecnici arrivati in via San Pietro per effettuare le verifiche sull’impianto di distribuzione del metano dopo le numerose chiamate dei residenti che segnalavano un forte odore di gas e avrebbe detto loro di non allertare i vigili del fuoco in quanto non necessario, Alessandro Virzì e Giuseppe Venneri, i due operai Agesp che eseguirono il sopralluogo con carotaggi lungo via San Pietro e i cui strumenti non rilevarono nulla di anomalo, e Italo Scazzosi, il tecnico che nel 2001 eseguì la certificazione sull’impianto dell’abitazione poi saltata per aria. La sua posizione è più defilata rispetto a quella degli altri tre: «Negli anni a seguire – dice Dario Celiento, avvocato difensore – Altri tecnici eseguirono le dovute certificazioni sugli impianti. Il mio assistito si trova qui perché il padrone di casa avrebbe affermato che gli sembrava di ricordare che fosse stato lui a posare alcune tubature».
Sulle parti civili costituite i difensori mantengono un atteggiamento prudente: «Si sono costituiti tutti, anche coloro che hanno avuto solo danni materiali – spiega Vittorio Celiento – Vedremo se opporci alla loro ammissibilità». Diversa, ovviamente, la posizione dei familiari delle due vittime: ieri erano presenti i familiari di Rosignoli e il fratello di Zhu. Entrambe le famiglie hanno sempre e soltanto chiesto «di conoscere la verità sull’accaduto e avere giustizia».
Nelle ore immediatamente successive all’esplosione si sparse la voce, immediatamente smentita, che la fuga di gas fosse partita dall’abitazione di Rosignoli e fosse frutto della sua volontà di togliersi la vita. Il rinvio molto ampio concesso dal giudice, per altro, probabilmente mira anche a sfoltire le parti civili: chi ha subito danni meramente materiali all’abitazione può infatti regolare la sua posizione a mezzo procedure assicurative. Intanto c’è tra i convenuti malcontento per la presunta mancata conservazione della scena dell’esplosione subito dopo il fatto.
p.rossetti
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