Bossi jr al contrattacco Querela l’ex autista-007

Bossi jr al contrattacco Querela l’ex autista-007

VARESE Alla fine i fantomatici «documenti» si sono materializzati. Ma non si tratta di un dossier steso per difendersi da chissà quale complotto ai suoi danni. Si tratta invece una semplice denuncia-querela. O meglio: sarebbe semplice se a presentarla nella procura di Varese fosse stato un signor Rossi qualunque, e non invece l’ex consigliere regionale della Lega Nord Renzo Bossi.Il reato ipotizzato è quello di diffamazione. Il figlio del senatùr Umberto si è avvalso dei servizi del suo legale, il bresciano Carlo Beltrani.Nel mirino di quello che le cronache hanno ormai battezzato come “il Trota” c’è il suo ex autista Alessandro Marmello. È stato proprio Marmello a diffondere, attraverso il settimanale Oggi, il video in cui accusava Renzo Bossi di utilizzare fondi di partito per fini personali. «Ero il suo bancomat», aveva dichiarato Marmello.La denuncia per diffamazione è rivolta anche nei confronti del sito internet oggi.it e di altre testate giornalistiche on-line che hanno rilanciato il servizio.Perché Bossi junior ha deciso di rivolgersi proprio a Varese per far valere le proprie ragioni? In materia di diffamazione compiuta attraverso siti internet, la legge individua la competenza nella procura in cui il querelante ha sede. Di qui la scelta del palazzo di

giustizia di piazza Cacciatori delle Alpi.Le querela è stata affidata nelle mani del procuratore Maurizio Grigo, che a sua volta l’ha attribuita al sostituto procuratore Agostino Abate. È una sorta di paradosso, se si vuole: Abate fu il magistrato che, nell’autunno del 2005, causò indirettamente le dimissioni dell’allora sindaco padano Aldo Fumagalli, tutt’ora imputato per i reati di concussione e peculato.E sempre Abate fu il magistrato che ottenne un risarcimento da 400 milioni di lire proprio da Umberto Bossi, riconosciuto colpevole di diffamazione pluriaggravata nei suoi confronti. La vicenda è nota: il leader del Carroccio durante un comizio nel 1993 pronunziò frasi irriguardose contro il pm che, all’epoca, stava indagando il parlamentare leghista Giuseppe Leoni. Ma ne pagò le conseguenze.Ieri mattina il nome di Renzo Bossi è riecheggiato nelle aule del tribunale di Varese. Ma il ciclone che si sta abbattendo sui padani stavolta non c’entra. Renzo è parte lesa. Alla sbarra, davanti al giudice monocratico, c’è Michel Abbatangelo, ora residente in Francia, accusato di aver diffamato il rampollo del Carroccio attraverso un blog satirico.L’udienza di ieri è stata dedicata semplicemente all’ammissione delle prove. Ed è servita ad escludere eslicitamente la necessità che Renzo Bossi debba essere chiamato come testimone.

s.bartolini

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