Busto Arsizio e Crespi d’Adda un filo che si colora di biancoblù

BUSTO ARSIZIO Le tigri? Vogliono ruggire anche a Crespi d’Adda, villaggio operaio nel Bergamasco, così bustocco. E il Pro Patria club si sta impegnando per questo.

Era l’anno 1878 quando un imprenditore illuminato nato a Busto Arsizio, Cristoforo Benigno Crespi, mise gli occhi su un fazzoletto di terra in provincia di Bergamo. Lì decise di posare la prima pietra per quello che poi diventò il più importante esempio d’archeologia industriale di fine Ottocento, tanto da diventare patrimonio dell’Unesco.

Fu il primo esempio italiano di villaggio industriale. A distanza di un secolo, passeggiando per Crespi d’Adda, è ancora possibile vivere il passato con una punta di nostalgia. Il lavatoio ricorda il tempo dei mastelli e della liscivia, l’immensa fabbrica con l’architettura del tutto simile a quella dei “Molini Marzoli”, trasmette tutta la bustocchità di questo splendido paese, mentre le casette stile inglese con le recinzioni alte non più di mezzo metro, allontanano il pensiero dalle blindature dei nostri tempi.

Il Pro Patria Club guidato dal presidente Roberto Centenaro, grazie all’invito dello scrittore Francesco Bonfanti, vincitore di diversi premi letterari con opere dedicate a Crespi d’Adda, ha deciso di onorare il paese bergamasco dedicandogli la gita sociale prevista a fine campionato. Un modo simbolico per rivivere la storia bustocca, proponendola anche ai più giovani, che rimarranno sorpresi nell’ammirare la copia perfetta del santuario di Santa Maria, voluta dai fondatori del villaggio per far sempre sentire a casa i bustocchi emigrati.

La chiesa non è l’unico elemento che testimonia la vicinanza di Crespi d’Adda con Busto, ci sono anche i colori bianchi e blu, gli stessi che vestirono gli atleti del centro sportivo locale e che durante la visita del Pro Patria Club saranno celebrati, suggellando il gemellaggio anche sotto il punto di vista sportivo.

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m.lualdi

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