Busto Arsizio, riparazioni lunghe Forno crematorio ancora chiuso

Busto Arsizio – Forno crematorio ancora spento, le riparazioni sono più lunghe e complicate del previsto. «Ora occorre ridefinire un protocollo d’intervento sulla struttura» suggerisce la presidente di Agesp Servizi Paola Reguzzoni. Intanto le salme da cremare cominciano ad essere dirottate su altre strutture, dopo che il fermo si protrae da venerdì. La maledizione del forno crematorio di via Samarate

insomma continua: l’attività è ancora ferma e le celle frigorifere per la conservazione delle salme sono ormai al tutto esaurito, dopo 5 giorni di stop. Ieri i tecnici dell’azienda che diversi anni fa ha progettato e costruito il forno crematorio hanno effettuato un sopralluogo su tutta la struttura stendendo una relazione sullo stato dell’arte e sulle problematiche riscontrate.

«Il forno non è ancora stato riattivato» annuncia l’assessore ai lavori pubblici Gianni Buzzi al termine di una giornata caratterizzata da altri incontri tra le parti in causa, l’ufficio tecnico comunale, i responsabili della Saie che gestisce l’attività del forno e la manutenzione e i tecnici dell’azienda veneta che ha installato la struttura. Incontri in cui si è cercato di venire a capo sulle responsabilità di ciascuno. «Una certezza sui tempi di recupero e di riattivazione del forno ancora non c’è – ammette l’assessore Buzzi – di sicuro è stato appurato che l’intervento di riparazione è di competenza dell’azienda costruttrice. Speriamo che operino nel più breve tempo possibile, anche se non si trattava di una cosa di poco conto, risolvibile in modo immediato».

Nel frattempo, contando che il forno può effettuare cinque cremazioni al giorno, l’arretrato inizia a diventare difficile da gestire e le salme, per le quali non c’è più spazio nelle celle frigorifere del crematorio, vengono rimandate indietro alle società di pompe funebri, costrette a rivolgersi come hanno fatto per anni alle strutture di Domodossola e Trecate. Preoccupata per il protrarsi del fermo

del forno anche la presidente di Agesp Servizi Paola Reguzzoni, che con la sua società si occupa della gestione operativa dei servizi cimiteriali: «Sono rimasta anch’io stupita dal fatto che un problema tecnico si trasformasse in un problema sostanziale così difficile da risolvere. A questo punto si tragga una lezione da questo episodio per garantire una gestione efficiente della struttura in futuro».

L’inconveniente di questi giorni può servire da “prova del fuoco” per migliorare la gestione dell’emergenza quando ricapiterà: «È doveroso da parte di tutti gli attori coinvolti – il suggerimento di Paola Reguzzoni – mettersi attorno ad un tavolo e definire un protocollo d’intervento che stabilisca chiaramente chi fa che cosa in caso di situazioni come quella che si è verificata in questi giorni. Da una parte, chi ha progettato la struttura metta a disposizione, se non lo ha già fatto, tutto ciò che occorre per gestirla al meglio, dall’altro chi la gestisce si prepari per essere pronto ad effettuare dei minimi interventi tecnici».
Andrea Aliverti

p.rossetti

© riproduzione riservata