BUSTO ARSIZIO Neve chimica o galaverna? Industria o natura? Realismo o poesia? Il fenomeno della neve che è comparsa nella zona di Busto è però anche e soprattutto un diversivo. Lo mostrano le foto di Daniele Belosio ed Enrico Scaringi (Varesepress).
Tiene banco nelle conversazioni, dal vivo e virtuali. Quando ti imbatti in un post “Oddio, in metà del mio quartiere è nevicato”, assisti anche al fioccare di reazioni varie. Lo zoccolo duro è rappresentato dagli scettici lontani. Eppure il bustocco ha ragione. Chi lunedì sera percorreva via Cassano, ad esempio, viaggiava sulla neve fino a via Palermo. E non bisogna dare la “colpa” alle piante imbiancate che spolveravano suolo e auto. Tant’è che la metà della strada verso la stazione – con identica fila di alberi – di bianco non mostrava la minima traccia.
Il bis ieri mattina, dove Busto sembrava la scena del film “Cronache di Narnia”. Nebbia inquietante che si insinua fin nelle ossa, e piante cristallizzate in una bianca cornice. Idem i campi, i marciapiedi, le strade, come con il fiato sospeso.
Uno scenario resistito fino a mattina inoltrata. Mentre, ad esempio, bastava raggiungere la zona di Gallarate in autostrada per riabbracciare il sole e ammirare la vegetazione con i colori naturali.
Ma ecco le definizioni. Neve chimica, insistevano i bollettini, in Valpadana: «Nasce dall’interazione tra l’alta umidità dell’aria e delle sostanze chimiche emesse dalle fabbriche». Ma come, così bianca, protestavano i fans dell’altra ipotesi? Allora galaverna. Di fatto – ricordavano dal meteo.it – la nebbia formata da minuscole goccioline che, grazie alle temperature negative, tende a congelare su tutte le superfici. Il che è maggiormente visibile sulle piante e sulla vegetazione in generale.
m.lualdi
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