BUSTO ARSIZIO Un omaggio incessante, che è continuano la scorsa notte e proseguirà senza posa fino a sabato mattina: così il tempio civico è ancora di più la casa di Angioletto Castiglioni (che si è spento martedì sera, a 87 anni), ultima voce della Memoria e di tutti i bustesi che gli volevano bene.
Intanto pubblichiamo nuovi messaggi che sono arrivati per lui.
Da Carlo Stelluti, Pd
Angioletto Castiglioni ci ha lasciato. Rimane il ricordo indelebile di una vita intensa spesa per testimoniare con semplicità e con una carica di umanità non comune, i valori fondanti della nostra Repubblica. La profonda vocazione democratica, l’aspirazione costante alla pace, la dignità che deriva dalla capacità di testimoniare con coerenza le proprie opinioni, sono i tratti salienti di un uomo che ha fatto dell’impegno civile la ragione della sua vita. Grazie Angioletto.
Cosimo Cerardi Pres. Associazione Eugenio Curiel di Busto Arsizio
La morte di Angelo Castiglioni, segna la storia della nostra città.
La sua esperienza resistenziale prima, e la sua deportazione poi, nel lager nazista di Flossemburg, è stata sempre motivo di riflessione per intere generazioni di militanti antifascisti bustesi.
Noi a Busto Arsizio non abbiamo letto solo dalla storia documentaria ciò che ha rappresentato tutta la tragedia
dell’universo concentrazionario dei campi di sterminio nazisti, ma
li abbiamo vissuti direttamente dal racconto di Angioletto Castiglioni, da una narrazione che era fatta in prima persona e che aveva segnato non solo il corpo ma anche la sua anima, un’anima che era diventata mai paga di democrazia e ricca di una perenne passione per la vita.
Si rivolgeva ai giovani perchè era rimasto giovane, si rivolgeva a tutti perchè intensa era la sua passione morale per la comunità.
Dalla tragedia concentrazionaria nazista ne tornò uomo libero,
libero di dire ciò che pensava, libero di insegnare l’amore per la partecipazione.
Noi lo vogliamo ricordare retto e sempre attento alle vicende cittadine, permanentemente presente ai Consigli Comunali o nell’Agorà della città, una città che conosceva bene . Era facile incontrarlo e discutere con lui dei problemi cittadini, le sue idee erano semplici ma efficaci, e chi discuteva con lui ne ricavava ulteriore
consapevolezza . Dialogava con tutti ma senza mai sentenziare,
attento alla comprensione e pronto a consigli.
La sua storia non è finita: noi continueremo a ricordarlo con affetto e soprattutto senza alcuna intenzione retorica.
Con la sua intensa passione noi dell’associacione Culturale Eugenio Curiel di Busto Arsizio lo salutiamo: “ciao Angioletto”.
Da Chiara Milani Junior Chamber
Il nostro Angelo è volato in cielo. La notizia mi giunge appena arrivata in una stanza d’hotel dall’altra parte del mondo. Mi trovo a Manila, nelle Filippine, per quell’associazione giovanile internazionale a cui proprio il nostro Angelo aveva in più occasioni chiesto di portare avanti il suo messaggio di pace in città attraverso quel tempio civico che con amore aveva trasformato in un punto di riferimento universale, in un faro per le generazioni future.
Come spesso accade quando un giornalista vuole bene alla persona che non c’è più, mi riesce difficile scrivere di lui… Nella prima immagine che mi sovviene alla mente lo vedo seduto accanto a me, tra il pubblico, in consiglio comunale. Ero poco più che una ragazzina quando ho iniziato a frequentarlo per lavoro. Finché non arrivavo dalla redazione posava un giornale accanto a sé, per tenermi il posto. Mi pare di risentirlo mentre si appella alla “coscienza umanistica” di noi giornalisti. Che responsabilità raccontare ai lettori prima e ai telespettatori poi quanto accadeva in sala esagonale. Ma accanto io avevo sempre il “mio” Angelo che commentava, spiegava e qualche volta faceva una cosa in pochi ormai hanno il coraggio di fare: s’indignava. Quando gli pareva che qualche consigliere mancasse di rispetto al palazzo in cui si trovava si alzava in piedi e alzava la voce. Allora tacevano. Tutti.
Per mezzo secolo è stata “sentinella” vigile della coscienza civica. Ora che quella sedia in consiglio comunale nel pubblico resterà vuota, mi chiedo come colmeremo questa mancanza, tutti noi che del nostro Angelo siamo orfani.
Al presidente mondiale di JCI basta guardarmi negli occhi per capire che qualcosa non va. E quando gli dico chi è venuto a mancare lo vedo scosso: persino lui, che viene da Hiroshima, sa bene chi era quel piccolo, grande vecchio che aveva deciso di suonare ogni anno le campane in memoria delle vittime della bomba atomica. Nel sincero dispiacere del mio presidente vedo riflessa la cifra dell’uomo che ci ha lasciati. Lui, che dopo la deportazione non aveva più voluto muoversi da Busto Arsizio neanche per le vacanze, è conosciuto pure dall’altra parte del globo.
Il suo messaggio di pace vissuto nella quotidianità di una vita di provincia è stato così dirompente da varcare i confini e le generazioni. Ed ecco che penso che il nostro Angelo seguirà ancora il consiglio comunale da lassù. E magari qualche volta ci parrà ancora di sentire la sua voce, a tratti commossa e ad altri indignata. Così magari cercheremo di pensare prima di parlare o scrivere, proveremo a seguire il suo esempio, a tramandare la sua storia, a essere in qualche modo degni dell’importante eredità morale che ha lasciato all’intera città e in particolare a chi gli voleva bene. Penso a Rosella, che per lui sono certa è stata come una figlia, alla quale cui mando queste righe scritte nel cuore della notte dall’altra parte del mondo. Un piccolo pensiero in memoria del nostro Angelo che è volato in cielo, lasciando una scia talmente luminosa da rendere meno oscuro anche queste ore buie… Allora mi faccio coraggio, alzo gli occhi a quella volta celeste che sembra così simile a quella di casa e da qui gli dico semplicemente, ma con profonda gratudine: “Addio Angioletto. Riposa in pace”.
da Stefano Tosi, Pd
Mi unisco al dolore dei famigliari e dei cittadini tutti per la scomparsa di Angioletto Castiglioni. Voglio ricordare il suo legame con la città di Busto Arsizio, dove era considerato a tutti gli effetti un personalità. Uno di quelli che non potevi fare a meno di stimare. Ha combattuto la seconda guerra mondiale, è stato partigiano e ha vissuto una terribile esperienza di deportazione. Forse è stato proprio il rifiuto per tutto questo a far si che, nella vita, si impegnasse sempre per la democrazia, con determinazione, fino all’ultimo quando trovava la forza di parlare seppur con un filo di voce. Era un amante della libertà e riusciva ad infondere, con i suoi racconti, l’importanza di questo valore. È stato un esempio per i giovani e si è sempre speso in politica con entusiasmo e passione. Non ha mai perso una seduta del consiglio comunale ed è stato per tanti anni custode del Tempio Civico. È stato un onore per me averlo potuto ascoltare. Non dimenticheremo i suoi insegnamenti
m.lualdi
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