Busto e l’abbigliamento Ascom è  preoccupata

BUSTO ARSIZIO La chiusura del “New Erre Crespi”, attivo da 70 anni in città, è l’ultimo segnale in ordine di tempo di una crisi che sta causando danni profondi al commercio nella ex Manchester italiana «C’è dispiacere perché oltretutto si tratta di un’azienda storica di Busto – commenta Romeo Mazzucchelli, presidente di Ascom – Probabilmente, oltre alla crisi, ha influito anche la posizione non particolarmente favorevole del negozio. Speriamo che quello del “Crespi” rimanga un caso a sè, ma certo c’è preoccupazione».

Il continuo proliferare di centri commerciali e outlet (con relativi ampi parcheggi) di sicuro non aiuta chi gestisce un negozio di abbigliamento in città: «La situazione è problematica, soprattutto per chi paga affitti alti – rimarca Mazzucchelli – In tempi di crisi, molti clienti si dirigono verso gli outlet o i grossi centri commerciali, sperando di trovare capi d’abbigliamento a un prezzo inferiore. Anche questo certamente danneggia i negozianti. Ma oltre all’abbigliamento, altri settori stanno vivendo un momento di grande sofferenza».

Quali, in particolare? «Mi riferisco soprattutto ai negozi di generi alimentari: salumerie, macellerie, fruttivendoli – osserva il presidente di Ascom –  Continuano purtroppo a permanere situazioni difficili, con negozianti costretti a convivere con lo spauracchio della chiusura. Dalla politica poi, arrivano ben pochi aiuti – sottolinea ancora Mazzucchelli – Non mi riferisco all’amministrazione comunale, che ci è vicina per quanto possibile, ma a livello governativo nessuno pensa a dare una mano ai commercianti». 

m.lualdi

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