BUSTO ARSIZIO Il calzaturificio Borri, monumento della laboriosità industriale bustocca, da troppo tempo attende un restyling che gli ridia l’antico prestigio. Agesp, con un bando pubblico, ha chiesto ai cittadini l’idea vincente per il rilancio. Gli studenti del liceo artistico Candiani hanno raccolto la sfida proponendo un’idea di grande fascino.
«È solo un’idea, non un vero progetto – afferma il preside Andrea Monteduro – a disposizione di chi la vorrà prendere in considerazione. Siamo disponibili a confrontarci con l’imprenditoria privata interessata, evitando però le discussioni accademiche: la nostra filosofia è arrivare a opere fattibili, non solo ipotizzabili».
La proposta è davvero emozionante e fa sognare a occhi aperti: «I ragazzi hanno pensato ad una città dell’arte dove coesistano il teatro, l’intrattenimento culturale, la pittura e la danza. Un cuore culturale pulsante, in grado di affascinare anche il turismo di passaggio».
Qui Monteduro cala l’asso: «A Busto abbiamo l’unico liceo coreutico della Lombardia: i ragazzi, volendo proseguire gli studi, sono costretti a Roma. Perché non pensare a un’accademia nazionale di danza nell’ex calzaturificio?».
Carico accompagnato da un robusto corollario: «A questa realtà affiancherei altre eccellenze culturali di cui la città va giustamente fiera: il centro studi pittura Merlini, la biblioteca d’arte Ceriotti. Ne uscirebbe un polo culturale di valore».
Gli alunni hanno illustrato la proposta architettonica del polo culturale, che offrirebbe spazi per anziani, parco verde per i più piccoli e una piazza coperta utile per favorire la socializzazione. Curiosità significativa: non è stata prevista nessuna recinzione della struttura, proprio per raccordare idealmente il polo artistico culturale con il cuore della città, che pulserebbe grazie all’energia proveniente dalle arterie culturali di collegamento.
Le studentesse Natalie Torregrossa e Anna Rotondi rilevano il fascino didattico del lavoro svolto: «È stato appassionante lavorare per un progetto locale a noi vicino – dicono – mentre in genere si studiano soluzioni irreali e utopistiche, meno coinvolgenti e stimolanti».
Flavio Vergani
s.affolti
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