Busto, la truffa edilizia di Villa Macchi «Sono scappati con le nostre caparre»

BUSTO ARSIZIO Villa Macchi: ristrutturazione ferma dal 2009, beffati gli acquirenti degli appartamenti che, pur avendo versato lauti anticipi, non sono mai riusciti a rogitare e si ritrovano con un cantiere abbandonato.

La ditta Vesta spa (con sede a Biella), poi trasformatasi in Vesta srl (con sede a Milano), è rimasta una scatola vuota: spariti amministratori e sindaci, mentre la società che avrebbe dovuto realizzare la ristrutturazione dell’immobile di via Zappellini, e che ha incassato gli anticipi dei contratti preliminari di vendita, è stata messa in liquidazione.

«A questo punto – spiega uno degli acquirenti beffati – ho presentato denuncia ai carabinieri di Busto affinché l’autorità giudiziaria faccia chiarezza. Non si tratta infatti di una mera questione civilistica, potrebbero infatti esserci gli estremi per reati di rilevanza penale».

Tutto ha inizio nel maggio 2009: i lavori nel cantiere di via Zappellini vanno via via svanendo. Se prima era un fermento di attività, con il passare dei mesi il numero degli operai diminuisce, sino a toccare quota tre e infine il livello zero. Il cantiere viene di fatto abbandonato: «È chiuso da due anni – spiega il denunciante – Da contratto preliminare la consegna degli appartamenti, e quindi il completamento dei lavori e i relativi rogiti, erano previsti entro il 31 dicembre 2009».

Da allora il cantiere è divenuto area in decadimento: «L’opera lasciata esposta alle intemperie si è degradata, diventando tra l’altro teatro di parecchi furti di attrezzi e materiale edile». Un fantasma in pieno centro, insomma. Della Vesta spa, intanto, «si sono perse definitivamente le tracce – spiega il malcapitato acquirente – Gli anticipi sono stati incassati, ma alle mie raccomandate, ai miei solleciti, nessuno ha mai risposto».

A quel punto l’acquirente, da imprenditore estremamente competente in materia finanziaria, si trasforma in investigatore: «Prima di firmare il contratto preliminare di vendita avevo fatto verificare la solidità della società in questione, che presentava bilanci in attivo sia nel 2007 che nel 2008». Parliamo di un attivo di quasi due milioni di euro e di un capitale che tocca i quattro milioni. Poi nel 2009 arriva improvvisa una perdita estremamente considerevole: «I bilanci vanno in passivo di quasi 800mila euro – spiega l’imprenditore truffato – senza che ne vengano davvero motivate le ragioni».

Di qui la prospettiva che oltre alla causa civile, fondamentale per recuperare la caparra versata, possa profilarsi anche qualcosa di penale. «È possibile – si legge nella denuncia presentata ai carabinieri – che il bilancio relativo all’attività del 2008 non fosse veritiero». In sintesi, una contabilità artefatta al fine di comparire solidi. La società, intanto, si trasforma in Vesta srl e viene affidata a un liquidatore specializzato (con aggravio sui conti già in rosso), quindi a una vera e propria società che si occupa di liquidazioni di questo tipo.

Il cantiere resta fermo e l’azione dei creditori, che hanno versato gli anticipi senza riuscire a ottenere l’alloggio previsto dal contratto, potrebbe dar corso a un’azione fallimentare nei confronti della società fantasma.

Simona Carnaghi

s.affolti

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