Busto Arsizio – «Il revamping dell’impianto Accam è uno spreco di denaro pubblico. Ripensateci prima di realizzare un’opera che non serve e che mette a rischio la salute dei cittadini». L’appello a Palazzo Gilardoni, l’ennesimo in tanti anni di battaglie a Busto Arsizio, è del comitato ecologico “Inceneritore e ambiente” di Borsano, che nelle parole del suo portavoce Adriano
Landoni rialza la testa richiamando il fronte “no Accam” a non rassegnarsi alla ristrutturazione dell’impianto che ne prolungherà il ciclo di vita fino al 2025 o, chissà, anche oltre. La riduzione dei rifiuti in arrivo all’Accam, meno 7 % nei primi due mesi del 2012 per l’impennata della raccolta differenziata nei Comuni soci, è l’occasione per rilanciare il tema.
«L’abbiamo sempre detto che l’inceneritore e la raccolta differenziata sono due concetti opposti, che non vanno d’accordo l’uno con l’altro, com’è sempre accaduto a Brescia, dove per dar da mangiare all’inceneritore si è sempre differenziato molto poco – sottolinea il borsanese Landoni – il fatto che oggi Accam si trovi sempre più a corto di rifiuti non fa altro che confermare la nostra tesi, ovvero che incentivando la differenziata si sarebbe potuto chiudere l’inceneritore nei tempi previsti dalla vecchia convenzione, entro il 2019. La strada giusta è quella del riciclaggio dei rifiuti, non l’incenerimento». Secondo il comitato di Borsano c’è ancora spazio per un ripensamento da parte dell’amministrazione comunale e dei Comuni soci Accam: «Se la quantità di rifiuti da smaltire diminuisce, non ha più senso pensare al revamping – sostiene Adriano Landoni – lo smaltimento dei rifiuti negli inceneritori dovrebbe essere un servizio, finalizzato a far chiudere le discariche, non un business da portare avanti a tutti i costi, anche a costo di dover “importare” rifiuti dall’esterno e di mettere a repentaglio la salute dei cittadini con l’inquinamento che gli impianti producono.
Se la raccolta differenziata cresce, Accam va chiuso e spento. Alle condizioni attuali, è uno spreco da 43 milioni di euro, mentre gli studi sulle tecnologie alternative non sono mai stati fatti». Anche Sinistra Ecologia e Libertà si schiera con il fronte “no Accam”, facendo notare, nelle parole del consigliere Marco Cirigliano, «la contraddizione tra una spinta positiva alla riduzione dei rifiuti e all’incremento della raccolta differenziata e, all’opposto, la ricerca spasmodica di situazioni, come il revamping, che fanno fare passi indietro. Il modello da seguire è quello del centro riciclo di Vedelago».
Per Sergio Barletta, ex segretario di Sel, «Accam dimostra di essere sovradimensionata, ma non può essere gestita come un’azienda. Serve un rinnovo del CdA, in cui trovino spazio tecnici del settore ambientale e persone in grado di leggere con razionalità gli scenari che cambiano».
Andrea Aliverti
p.rossetti
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