BUSTO ARSIZIO Ringrazia la famiglia, che l’ha sostenuto, ma anche i suoi pazienti: nessuno ha mai dubitato di lui. «Sì ho avuto giustizia. Ho avuto fiducia nei giudici e nel mio legale e ho fatto bene. Sinceramente, però, avrei preferito non fosse mai accaduto. Avrei preferito non essere aggredito, non dover vivere mesi di terrore senza nemmeno conoscerne la ragione».
Ernesto Cozzi, il medico di Busto vittima della gelosia immotivata di Pasquale Santomauro (quattro anni all’imprenditore, condannati anche gli altri e la vittima verrà risarcita con 500 mila euro), racconta, dopo la sentenza le sue sensazioni. Racconta e ringrazia: «Ringrazio la mia meravigliosa famiglia – spiega – Senza di loro non avrei mai sopportato tutto questo. Ringrazio mia moglie Silvia, forte e intelligente, una donna fantastica che mi ha creduto anche quando era difficile farlo».
Il processo ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio come Cozzi non abbia mai tradito la fiducia di nessuno; e la moglie è sempre stata accanto a lui. «Ringrazio anche i miei pazienti – dice il medico – Quando fui aggredito in studio mi aiutarono, cercarono di bloccare gli aggressori. Sono venuti a testimoniare in aula;
hanno fornito anche dettagli che hanno permesso alla polizia di risalire ai responsabili. Anche loro hanno avuto fiducia in me. Quando succedono queste cose, anche se non sono vere, la gente si inventa di tutto: dalle amanti, al gioco d’azzardo. I miei pazienti hanno dimostrato di conoscermi: non hanno creduto a niente e non se ne sono andati».
Infine l’incubo: «Il terrore di uscire di casa e di prendersi un pugno – conclude il medico – La paura che hai anche nei confronti dell’incolumità di chi ami. Ero spaventato che potesse accadere qualcosa ai miei figli. Adesso l’incubo è finito: io credo che questa sentenza dimostri la verità. Certo avrei preferito che nulla fosse accaduto: che io e la mia famiglia continuassimo a vivere tranquilli, sentendoci sicuri a casa nostra. Ma è finita e sono felice che sia così».
OGGI UNA PAGINA SUL GIORNALE CON I DETTAGLI DELLA SENTENZA E LE REAZIONI A SACCONAGO
m.lualdi
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