Busto, picchia moglie e figlia Patteggia e torna a casa con loro

Busto Arsizio – Schiaffi e sberle alla moglie. Punizioni inferte alla figlia utilizzando una cinghia. Un uomo di 45 anni, originario di Capo Verde ma residente a Busto Arsizio da molti anni, ieri ha dovuto rispondere delle accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni nelle aule del tribunale di Busto Arsizio. I fatti risalgono agli anni compresi tra il 2006 e il 2011.

Una vita matrimoniale decisamente conflittuale, in cui la moglie, anch’essa originaria di Capo Verde, subì continue violenze: schiaffi e sberle. Almeno in un caso la donna riuscì però a rispondere per le rime, colpendo il marito in piena fronte con una padella. In due occasioni, nel corso degli anni, il padre colpì la figlia, che oggi ha 19 anni, con una cintura. In un’occasione l’uomo tornò a casa trovando la figlia assieme ad un ragazzo. La furia l’assalì, anche perché, in un primo momento pensò che il ragazzo stesse approfittando della sua piccola. In realtà si trattava del fidanzatino della ragazza. Nel settembre del 2011 la moglie dell’uomo decise, finalmente, di denunciare la situazione alla Procura. Nelle scorse udienze, davanti al gup Patrizia Nobile, erano sfilati anche un vicino di casa della coppia e un’amica della moglie.

I due avevano confermato i continui litigi che avvenivano tra i coniugi. Violenze che, però, la donna non aveva mai trovato il coraggio di denunciare. Ieri, nelle aule del tribunale di Busto Arsizio si è concluso il processo a carico del marito violento. L’avvocato Christian Bossi, che difendeva l’uomo, ha patteggiato con il pubblico ministero Raffaella Zappatini un anno e quattro mesi di reclusione, Pena sospesa con la condizionale. Fino a pochi giorni fa il marito non poteva avvicinarsi alla moglie. Il provvedimento restrittivo era però scaduto proprio nei giorni scorsi. Ieri in aula i tre si sono presentati

assieme. Nessun astio, probabilmente i dissidi di quei giorni sono ormai acqua passata. Alla fine dell’udienza, dopo la condanna, marito, moglie e figlia se ne sono andati a casa assieme, così come erano arrivati. Alla base delle violenze, forse, anche un concetto diverso dei metodi che un padre può usare per educare i propri figli. Metodi che ovviamente non possono essere accettati nella nostra società. Ora l’uomo riprenderà a vivere con la sua famiglia. Probabile, però, che d’ora in poi cercherà di controllarsi di più prima di reagire violentemente nei confronti delle due donne della sua vita. Tiziano Scolari

p.rossetti

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