Busto, quando l’arte esplora “Giochi di bimbo”

BUSTO ARSIZIO A 65 anni si riscopre bambino e trova una seconda giovinezza artistica: ha raccolto grandi consensi quest’estate Marcello Silvestri, pittore bustese d’adozione e genero del professor Roggia che ha esposto il suo ultimo ciclo di opere a Capalbio, sulla riviera maremmana. E in autunno si ripete, ancor più in grande stile, con la personale al forte Michelangelo di Civitavecchia. “Giochi di bimbo”, il titolo della mostra ospitata nella cittadina toscana tra il 30 luglio e il 9 agosto,

che ha riscosso un grande successo e tanti apprezzamenti anche tra i bustocchi che nel corso delle loro ferie in zona si sono fermati a visitarla. E’ stata un’estate ricca di soddisfazioni per il pittore Marcello Silvestri, nativo di Verona, tarquiniese d’adozione dove ha stabilito residenza e “habitat artistico” ma legatissimo a Busto Arsizio da quando è sposato con Margherita Roggia, figlia del professor Giambattista, cittadino benemerito e grande uomo di cultura della città bustocca. Quando si dice che la cultura è un fatto di famiglia…A Capalbio Silvestri ha messo in mostra il suo ultimo ciclo di lavori, intitolati “Giochi di bimbo”, creazioni coloratissime fatte con materiali di riciclo e centrate sui temi più svariati, con una predilezione per la musica. «E’ una regressione di conquista nella creatività infantile – spiega lo stesso Silvestri – ho ripensato alla mia infanzia nel dopoguerra, quando non c’erano le playstation e i bambini giocavano con i barattoli delle conserve, con le chiavi delle scatole di sardine, con i rocchetti di filo, esprimendo una creatività pura, ancora non violentata dalle strutture sociali e scolastiche. Per me è stato un gioco in cui tocco i problemi esistenziali e i drammi del nascere, del vivere e del morire, tratteggiandoli con il candore e lo sguardo pieno di stupore di un bambino, con i colori delle giostre e delle fiere». Il curriculum artistico di Marcello Silvestri è lungo e significativo, le sue opere sono state esposte in contesti prestigiosi, da Parigi a New York, da Osaka a Londra e Siviglia, ma anche più volte a Busto, l’ultima occasione fu il 2006 al centro culturale Fratello Sole dei Frati. Dopo aver dedicato diversi cicli pittorici ai temi biblici e religiosi (ricordiamo tra gli altri le Beatitudini, il Magnificat, le Teofanie) e dopo aver esaurito nel 2005 la vena impressionistica, la nuova sfida è quella del ritorno alle origini, una sorta di sindrome di Peter Pan indotta dalla serenità della vita. «Ho vissuto la malizia della vita e la racconto con lo stupore dell’infanzia – fa notare il pittore – recuperando quella voglia di vivere e di raccontare la gioia di vivere con il colore e con gli avanzi, la fantasia di un bambino che si attaccava alle cose più banali per divertirsi».
Una sfida che ha subito avuto successo, basta leggere i lusinghieri commenti dei visitatori sul libro delle firme che Silvestri ha portato a casa da Capalbio e che conserva gelosamente. «E pensare – prosegue l’artista – che quella di Capalbio era solo una prova generale dell’appuntamento di ottobre al Forte Michelangelo, l’imponente maschio del porto di Civitavecchia. Quella sarà la vera mostra e la prova del nove». Una cornice di prestigio per la consacrazione dei “Giochi di bimbo”. E chissà che prossimamente si possano ammirare le sue ultime opere anche a Busto.
Andrea Aliverti

m.lualdi

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