Cane avvelenato: assolti l’ex sindaco e il capo dei vigili

Cane avvelenato da un’esca per volpi e faine: assolti con formula piena l’ex sindaco di Bardello Paola Quintè, assistita dall’avvocato Poalo Bossi, e il comandante dell’ufficio di polizia locale Giuliano Piffer.

– Secondo l’accusa, l’allora sindaco Quintè avrebbe dovuto provvedere a una completa bonifica dell’area e alla predisposizione di una cartellonistica, entro 48 ore, come stabilito da un’ordinanza ministeriale del 2008 (Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati). Ma avrebbe anche dovuto chiedere la convocazione dell’apposito tavolo di coordinamento attività in ogni prefettura per il monitoraggio del fenomeno.
Il comandante Piffer, invece, era accusato della mancata denuncia a carico di Quintè

per omissione d’atti d’ufficio. L’intera vicenda ruota attorno alla morte del cane Stelys. Il 7 febbraio 2011 l’animale morì dopo aver inghiottito un esca avvelenata. Le analisi dell’Istituto di profilassi individuarono anche il veleno: stricnina. Il proprietario del cane segnalò l’accaduto al Comune invitando l’ente a bonificare l’area e ad apporvi l’apposita segnaletica affinché altri cani non facessero la stessa fine.
«Mi fu risposto – aveva spiegato l’uomo in aula – che un controllo eseguito dalla polizia locale non aveva rilevato la presenza in quei luoghi di esche avvelenate. E che quindi tutto si sarebbe chiuso lì».
L’accusa aveva chiesto e ottenuto di depositare un lungo elenco di documenti, perizie, ma anche di normative in base alle quali il Comune non avrebbe agito in ottemperanza della norma. Davanti al giudice monocratico Cristina Marzagalli sia Quinté che Piffer avevano reso spontanee dichiarazioni. «Vorrei sottolineare che non ho mai commesso reati. Nemmeno in quest’occasione – aveva detto Quinté – Dopo la morte del cane abbiamo proceduto con la verifica del terreno. Verifica che escluse la presenza di esche avvelenate».
Piffer aveva precisato: « Vi fu una verifica che non rilevò elementi di pericolo. La pratica fu chiusa. Non vi fu alcuna omissione d’atti d’ufficio».
Tutto si svolse regolarmente anche per il giudice che ha assolto entrambi gli indagati.