«Caro premier Renzi, ci sei o ci fai?» E il “banchiere di provincia” si ribella

Dura replica del direttore generale della Bcc Luca Barni all’affondo di Palazzo Chigi. «Chi di avere punti deboli sposta l’attenzione: noi siamo sani e produciamo reddito»

«Giochiamo ai piccoli banchieri? La verità è che la Bcc che dirigo è sana e produce reddito. Chi gioca a spostare l’attenzione è il presidente del Consiglio».
Non usa mezzi termini Luca Barni, direttore generale della Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate, per commentare le dichiarazioni del premier Matteo Renzi sul sistema del credito cooperativo («ha detto che ci sono troppi Cda e troppi direttori generali, che troppi si sono divertiti a fare i banchieri e che bisogna mettere in sicurezza il sistema delle Bcc»).

Lo scontro in atto è evidente: quando il Governo aveva varato la riforma delle banche popolari, il sistema del credito cooperativo non era stato toccato, per consentire che proponesse un’autoriforma, ma quella presentata da Federcasse (l’associazione di categoria delle 368 Bcc italiane) attende da quattro mesi il via libera dal Governo, che intanto sembra orientato ad agire d’imperio, per mettere in campo un’aggregazione “modello Crèdit Agricole”, ben diversa da quella suggerita dalle Bcc. «Conosciamo tutti le regole della comunicazione. Quando si sa di avere punti deboli si sposta l’attenzione su altri bersagli» sottolinea Barni, che, vista l’«approssimazione» con cui Renzi parla di Bcc, si chiede se «chi fa queste dichiarazioni ci è o ci fa?».
Sì, perché la banca che Barni dirige ha ben poco a che spartire con i casi di cui si è parlato nelle ultime settimane: «La Bcc che dirigo ha un Cet1 pari al 16,67%, che significa che produciamo reddito e siamo un’azienda sana».

Il Cet1 è l’indice di solidità bancaria, che si calcola rapportando il capitale a disposizione della banca con le sue attività ponderate per il rischio.
In Italia la soglia minima è del 10,8%, ben al di sotto di quella media del sistema delle Bcc che è pari al 16,02%.
«Se le Bcc giocassero a fare i banchieri, allora come si spiega questo dato?» si chiede il direttore della “Busto Garolfo”. «Quando il presidente parla di mettere in sicurezza il nostro sistema sa che quando, in questi anni, alcune Bcc sono state in difficoltà il sistema del Credito Cooperativo le ha sostenute con il proprio fondo di risoluzione senza avere un euro dalle altre banche e, soprattutto, dai cittadini contribuenti? Mentre per i quattro recenti salvataggi anche il sistema delle Bcc deve andare in soccorso, pagando un conto salatissimo, da 250 milioni di euro».
Ecco perché su questo tema Luca Barni pretenderebbe «qualche distinguo di buon senso» pur rendendosi conto di come sia «più facile generalizzare che distinguere».
Anche per una questione di «democrazia» visto che, ricorda il direttore, «le Bcc sono un esempio di democrazia economica».
«Ogni socio è proprietario, tutti i soci sono uguali perché a una testa corrisponde un voto. La democrazia non ha azionisti di maggioranza e noi, del nostro operato, non dobbiamo rispondere ai poteri forti, ma soltanto ai soci. Diamo forse fastidio a qualcuno?». Anche perché, riferendosi alla vicenda delle banche territoriali salvate sull’orlo del fallimento, Barni ammette che la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate non è altro che «una banca normale. Perché facciamo con serenità il nostro lavoro con una prospettiva di medio-lungo periodo. Così al cliente non vendiamo obbligazioni subordinate perché non vogliamo creargli problemi».