Caro Varese, ma chi ti credi? Squadra e scelte incomprensibili

Salviamo l’inizio e la fine. Due sfilate: il fiume in piena dei bambini dal quale la squadra non si è fatta trascinare (delittuoso imborghesirsi, invece di scendere dal trono e giocare insieme a tremila bambini e allo stadio pieno: vuole dire che dentro hai solo il tuo ego, o egoismo). E l’altra processione, dopo la partita, con il portiere della Juve Stabia di quasi 40 anni che ha appena fatto la papera della vita e viene trascinato dai suoi sotto la sua curva. In quelle lacrime, e in quella squadra che sostiene un uomo nel dramma, c’è un’umanità che ci ha conquistato. Come c’è nell’abbraccio che

sommerge Braglia, il primo degli ultimi, per una partita che i campani meritavano di vincere. Perché l’hanno giocata, aggredita, lottata invece di specchiarvisi dentro e aspettare che ti cadesse addosso per chissà quale diritto divino. Il Varese è andato sull’1-0 al primo tiro e ha giocato come se fosse avanti 3-0, con la fiera del lancio lungo, come se la Juve Stabia dovesse temerlo (in realtà eravamo noi a farcela nei pantaloni, senza personalità, né capo né coda). Come una squadra di figurine, lisce e profumate, provenienti da una torre d’avorio e non da quello che Sannino definiva, eufemisticamente, il letame in cui siamo nati.

Inquietanti segnali di nervosismo da Rea, che litiga pateticamente con un tifoso della tribuna in piena partita, e Pavoletti che si fa ammonire per proteste sapendo di saltare Bari, come se i due non avessero paura d’incappare in un’autorità superiore, oltre che nel proprio senso del limite e del pudore. Infine, qualche domanda. 1) Perché una squadra con Pavoletti, Neto, Zecchin, Forte e Calil non tira mai in porta? 2) Perché il Varese negli anni scorsi correva più degli altri e adesso gli altri corrono più di noi? 3) Perché a Palermo tutto ha funzionato tranne il gol che non è arrivato, eppure sono state cambiate proprio le cose che hanno funzionato (i 4 terzini sulle fasce con Lazaar e Fiamozzi a centrocampo, Franco che è il simbolo del coltello tra i denti?). 4) Perché adeguare la tua formazione a quella dell’ultima in classifica, ruotando furiosamente uomini a ogni gara, con esordi improvvisati (Ricci a Empoli, Falcone ieri): così crei identità, certezze e gruppo o li sradichi?

Varese

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